Battibecco in chiesa tra il prete e gli alpini durante un funerale

CAMPO SAN MARTINO. Attimi di tensione in chiesa tra gli alpini e il parroco durante il funerale della penna nera Francesco Facco.
«Sembra di essere tornati al tempo di don Camillo e Peppone, quando c’erano loro due,nella chiesa di Brescello c'era da divertirsi» dice il capogruppo degli alpini di Villa del Conte Sergio Zaminato.
«Purtroppo», comincia a raccontare Zaminato, «la rivisitazione storica, ma al contario delle vicende raccontate dal Guareschi per nulla umoristica, è avvenuta qualche giorno fa a Marsango di Campo San Martino, durante il funerale dell'alpino e amico Francesco Facco, 61 anni, iscritto al gruppo Ana di Villa del Conte».
Al termine della messa, «prima della lettura della preghiera dell'Alpino», ricorda Zaminato, «come da tradizione in tutte le chiese, a nome degli alpini locali e della sezione di Padova, presente con il labaro, sono salito sull'altare per porgere le condoglianze ai familiari ed esprimere alcuni pensieri di ricordo e saluto all'alpino scomparso. Ma il parroco, don Giovanni, ha interrotto il discorso intimando di leggere solo la preghiera dell'Alpino».
Ma non è ancora tutto. «Finita la lettura, è partito un applauso spontaneo», spiega il capogruppo degli Alpini, «che il parroco ha bloccato immediatamente dicendo che "queste sono le nostre abitudini"».
A quel punto, dal fondo della chiesa «si è alzata la voce di un alpino che ha replicato alla affermazione del sacerdote: "ma le abitudini si possono anche cambiare". Dopo un battibecco tra parroco e alpini («Questa è casa mia», «No, questa è la casa di Dio e di tutti i fedeli»), il funerale è proseguito e la commemorazione è stata comunque conclusa in cimitero, anche se con meno di metà delle persone presenti in chiesa», racconta Zaminato.
«Ringraziamo i fedeli che hanno chiesto scusa agli alpini», dice il capogruppo delle penne nere di Villa del Conte, «anche se non è la prima volta che succede ed è una vergogna che di questi tempi, in cui abbiamo un Papa che predica e insegna umiltà, ci siano ancora parroci arroganti, ancorati ad abitudini che non incentivano di certo la partecipazione dei fedeli, ma che al contrario li allontanano dalla chiesa», conclude Zaminato.
Da parte sua, don Giovanni non ha alcuna intenzione di replicare agli alpini. Contattato telefonicamente, dimostra di sapere benissimo quale sia il motivo della chiamata, ma anticipa qualsiasi domanda limitandosi a tagliare seccamente la conversazione alla cornetta: «Non ho niente da dichiarare su quello di cui non voglio parlare».
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