Padova, il negozio Benetton a rischio chiusura: «Troppo un milione all’anno di affitto»
Il punto vendita Benetton di via Emanuele Filiberto a Padova potrebbe chiudere entro fine settembre. Tra le cause l'affitto da un milione di euro l'anno e il calo delle vendite. Coinvolti 13 dipendenti

È a rischio chiusura il maxi negozio Benetton che si trova in via Emanuele Filiberto, all’incrocio con Via Risorgimento. Un megastore aperto nel 2003 sulle ceneri del Supercinema, detto anche cinema Principe, chiuso nel 2001.
Il punto vendita del gruppo di Ponzano potrebbe abbassare le serrande già alla fine di settembre. La notizia è stata trasmessa ai 13 dipendenti, di cui 12 donne (nel 2015 erano 27), alcune settimane fa direttamente dalla Benetton Retail Italia Network, attraverso i sindacati del settore Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl ed Uiltucs-Uil.
Un milione di affitto
Due sono i motivi principali per i quali il grande magazzino sarebbe a rischio chiusura. L’impossibilità di continuare a pagare ai proprietari dei muri – ossia alla famiglia veneziana Bastianello (la stessa che aveva la società cinematografica Vis e ancora oggi possiede i supermercati Pam in tutta Italia) – un milione di euro all’anno. E poi il calo nelle vendite registrato negli ultimi anni, che oscilla tra il 20 ed il 30%.
I rappresentanti del gruppo Benetton hanno già incontrato i delegati dei sindacati di categoria: Luca Rainato della Filcams, Matteo Breda della Fisascat e Giusy Fistetto della Uiltucs. A loro volta i sindacalisti hanno già tenuto con i lavoratori alcune assemblee, di cui l’ultima giovedì pomeriggio.
Non si è parlato di chiusura già decisa a tavolino, ma solo di rischio reale nel caso che la trattativa intrapresa dal gruppo Benetton con la famiglia Bastianello non andasse in porto.
Eventuale ricollocazione
Altro tema scottante all’interno della trattativa in corso è, in caso di chiusura definitiva, la ricollocazione delle 12 commesse e dell’unico commesso maschio, che tra l’altro possiede il diploma di odontotecnico, ma non l’ha mai utilizzato.
L’azienda ha proposto il trasferimento negli altri negozi che fanno parte dello stesso gruppo: i più vicini si trovano in via Roma a Vicenza, in corso Palladio a Bassano, al centro commerciale Le Piramidi a Torri di Quartesolo e a Treviso con vari punti vendita in tutta la Marca.
Ma gli interessati respingono la proposta al mittente e naturalmente vorrebbero continuare a lavorare all’interno dello spazio di via Emanuele Filiberto, al cui ingresso sono rimaste le bellissime scale in marmo rosa veronese che c’erano già ai tempi del Supercinema.
Il cinema scomparso
Non sono pochi i padovani che ricordano i concerti e gli spettacoli che si tenevano all’interno della sala da mille posti a sedere dove si sono esibiti, negli anni ‘80 e ‘90, i cantanti più noti.
A tal proposito la ventilata chiusura di Benetton, è anche l’occasione per ricordare la morte di tutte le sale cinematografiche del centro città, che nel 1980 erano addirittura 27. Tra gli anni ‘90 e i 2000 è calato il sipario in una decina di cinema, tra cui il Concordi, il Quirinetta, l’Altino, il Mignon, l’Ariston, l’Eden in piazza Cavour e, per l’appunto, il Supercinema.
La posizione dei sindacati
Tornando alla vertenza tra il gruppo Benetton ed i sindacati del settore commercio, i tre sindacalisti – Rainato, Breda e Fistetto – hanno redatto un comunicato unitario, in cui si dicono fiduciosi in una svolta positiva della vertenza, ma sono pronti ugualmente ad altri scenari: «Comprendiamo le motivazioni economiche illustrate dall’azienda, ma non possiamo accettare che il peso reale di questa situazione ricada esclusivamente sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori», scrivono i tre sindacalisti, «la proposta di trasferire il personale in punti vendita fuori provincia non rappresenta, nella maggior parte dei casi, una soluzione realmente praticabile. La trattativa è aperta e proseguirà nelle prossime settimane, con la priorità di garantire il massimo livello di tutela per i dipendenti del punto vendita di via Emanuele Filiberto».
La soluzione potrebbe essere quella di individuare soluzioni personalizzate per ciascun dipendente. Resterebbe però l’amaro in bocca per un altro marchio storico che abbandona Padova.
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