Boara Pisani, dopo lo scandalo Candidopoli Foti gestisce il gazebo dei vannacciani

Foti patteggiò due anni di reclusione (pena sospesa) a Barbona. Era stato uno dei principali artefici di Candidopoli, architettato dal partito L’Altra Italia

Nicola Cesaro
Francesco Foti e, a destra, Enrico Bellinello a Boara Pisani
Francesco Foti e, a destra, Enrico Bellinello a Boara Pisani

A volte ritornano. Venerdì 7 agosto Futuro Nazionale ha fatto il proprio debutto a Boara Pisani: un gazebo al mercato paesano, «un’iniziativa pensata come un momento di ascolto e di contatto diretto con la cittadinanza, con l’obiettivo primario di segnare una presenza concreta del movimento anche in questo Comune».

Al momento a Boara Pisani non esiste una sezione comunale dei vannacciani, e dunque a gestire il gazebo sono arrivati due referenti del vicino Polesine, Enrico Bellinello e Francesco Foti.

E se il primo nome dice poco alla politica locale, il secondo invece è un volto già finito più volte alla ribalta delle cronache. Foti fu infatti uno dei principali artefici del raggiro di Candidopoli architettato dal partito L’Altra Italia.

Quello dei candidati che “non sapevano di essere candidati”, e dei consiglieri che una volta eletti non si presentavano alle sedute dei consigli, che per il Padovano interessò tra gli altri anche il Comune di Barbona. Foti, 62 anni, nel 2023 patteggiò in tribunale a Rovigo 2 anni di reclusione (pena sospesa): all’epoca era vigile urbano a Rovigo e consigliere comunale d’opposizione a Barbona. L’accusa mossa al gruppo – ci furono anche dei rinvii a giudizio, e il caso interessò praticamente tutta la penisola – fu di turbativa elettorale.

Cosa faceva L’Altra Italia? Al momento delle elezioni amministrative – quelle che eleggono il sindaco – presentava le proprie liste nei Comuni con meno di mille abitanti, dove candidarsi richiede una procedura semplificata rispetto alle municipalità più popolose.

Erano privilegiati i Comuni in cui c’era un solo avversario, in modo da garantirsi almeno l’elezione automatica in minoranza. La legge è chiara: con due candidati in lizza, lo sconfitto può sedersi in opposizione. Ma oltre alla furbizia, ecco l’illecito: in lista finivano candidati ignari, compresi ultraottantenni e persone con forti disabilità fisiche, tutti residenti a centinaia se non migliaia di km dal luogo di candidatura.

Non erano mancate situazioni al limite del comico, come la candidata sindaca di Vighizzolo d’Este che, interrogata dai giornalisti sul programma elettorale, candidamente aveva ammesso di non avere idea dei nomi dei candidati consiglieri della sua lista.

Il “giochetto” era stato riproposto in 23 Comuni di 17 province. Il caso venne scoperchiato dal nostro quotidiano e da “Striscia la Notizia”, proprio a partire da Barbona, e interessò la Guardia di finanza di Este: nel giro di quattro anni l’azione del partito fu fermata e la giustizia si assicurò di punire i responsabili.

Oggi la pena di Foti è scontata e l’ex vigile ha deciso di dimenticare il passato impegnandosi con Futuro Nazionale: gli elettori gli daranno ancora fiducia? Intanto a Barbona, spiegano dal movimento, «l’evento ha registrato un’attenzione particolarmente favorevole, confermata dai primi riscontri pratici e dalle diverse tessere sottoscritte sul posto. Un segnale incoraggiante che premia la scelta di scendere in piazza per dialogare direttamente con la comunità».

 

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