Incubo furti, scatta la fiaccolata di sensibilizzazione nel quartiere: «I nostri bimbi sono terrorizzati»
Venerdì 6 novembre i ladri sono entrati in due abitazioni dello stesso nucleo familiare, in via Cavallotto: quella dei genitori e quella del fratello di Michela Bovo, che vive accanto con il compagno e le due figlie di 9 e 13 anni. Un episodio che ha riaperto una ferita mai rimarginata, perché la famiglia era già stata presa di mira. Bovo: «Serve a sensibilizzare chi ha il potere di cambiare questa situazione a farlo»

«Le bambine hanno paura di passare da una stanza all’altra, temono di trovarsi davanti i ladri». Dopo l’ennesima intrusione, la casa non è più un luogo sicuro per una famiglia di Bosco di Rubano. Venerdì 6 novembre i ladri sono entrati in due abitazioni dello stesso nucleo familiare, in via Cavallotto: quella dei genitori e quella del fratello di Michela Bovo, che vive accanto con il compagno e le due figlie di 9 e 13 anni. Un episodio che ha riaperto una ferita mai rimarginata, perché la famiglia era già stata presa di mira. Ma questa volta, oltre alla paura, a pesare è anche la difficoltà incontrata nel contattare i carabinieri.
«Non riesco più ad andare da una camera all’altra, non so se sia possibile vivere in questo modo», racconta Michela. Le sue parole sono interrotte dalla voce della figlia, ancora terrorizzata. «La piccola non va più da una stanza all’altra. Ho dovuto passare tutta la notte con questa angoscia». La paura coinvolge anche i due cuginetti, di 7 e 10 anni, che abitano nella casa accanto. Quattro bambini che si ritrovano a fare i conti con un senso di insicurezza difficile da superare.
Due abitazioni nel mirino
I malviventi sono entrati mentre non c’era nessuno, approfittando dell’assenza di entrambe le famiglie. La finestra temporale è quella tra il tardo pomeriggio e le 18.30, quando sono rientrati il fratello e la madre di Michela. Nella casa dei genitori, dove vivono un’ottantenne e il marito di 83 anni, i ladri avrebbero cercato una cassaforte, rovistando negli ambienti. Non risulta che siano riusciti a portare via qualcosa, ma sono rimasti i segni dell’intrusione.
«Mio papà è gravemente disabile, da quattro mesi è in ospedale e ha bisogno dell’ossigeno. Sono entrati proprio nella camera dove c’è il bombolone, per fortuna lui non era in casa», spiega Michela. Per la famiglia non si tratta di un episodio isolato. La stessa abitazione di Michela era stata visitata dai ladri in precedenza: «L’altra volta ci hanno rovesciato tutto. Ci ho impiegato più di un mese per rimettere a posto la casa, tra i danni agli infissi e tutto quello che avevano lasciato in disordine. Le mie figlie si sono trovate davanti un’abitazione completamente distrutta».
«È come vivere in carcere»
La paura ha cambiato le abitudini quotidiane. Uscire di casa significa chiedersi se al rientro si troverà tutto in ordine, mentre la notte è diventata un susseguirsi di precauzioni. «Di notte dormiamo con l’allarme inserito. Prima di andare a letto lo attivo e, quando salgo le scale, chiudo tutte le porte a chiave. Sembra di vivere in carcere». Una situazione che, secondo Michela, si ripete ormai da anni: «In 50 anni che abito a Bosco non era mai successo niente del genere. Anche a casa dei miei capitava che le porte rimanessero aperte e non entrava nessuno. Adesso, nel giro di tre anni, in tre famiglie siamo stati colpiti due volte». Il sospetto è che i ladri tengano d’occhio le abitudini dei residenti. «L’altra volta eravamo via con il camper, questa volta eravamo fuori tutti da parecchie ore. Sanno dove entrare».
L’attesa dei carabinieri
A rendere ancora più esasperante il pomeriggio è stata l’attesa per riuscire a parlare con le forze dell’ordine. Michela si trovava al lavoro a Vicenza quando il fratello l’ha avvisata dell’intrusione. I carabinieri sono arrivati quando anche lei era ormai rientrata a casa.
«Mi hanno spiegato che erano in pochi, che stavano seguendo un altro furto a Limena e che non riuscivano a rispondere a tutte le chiamate. Ma se qualcuno si trova i ladri in casa, mezz’ora è un tempo enorme». A sollevare il caso anche sul piano politico è la consigliera di opposizione Michela Gottardo, della lista Rubano Viva. «Il fatto grave è che le nostre forze dell’ordine ci hanno messo 25 minuti per rispondere al telefono e oltre mezz’ora per presentarsi sul luogo», sottolinea.
«Questo è sintomo di una stazione dei carabinieri di Sarmeola che è sotto organico e che non riesce a garantire pattugliamenti di prevenzione e interventi tempestivi. Le colpa però non è loro, è di un sistema sbagliato: ritengo infatti che la sindaca Chiara Buson abbia il dovere di farsi sentire in Prefettura per avere maggiore presenza sul territorio. Ogni autunno e inverno infatti la storia si ripete, soprattutto per le zone di Villaguattera e Bosco dove per i ladri è più facile agire per le molte vie di fuga. Con le famiglie di questi quartieri stiamo organizzando una fiaccolata di protesta per sensibilizzare chi ha il potere di cambiare questa situazione a farlo».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








