Bosnic apre la black list dei dodici imam più pericolosi

Il Viminale indica il Nordest come l’area più a rischio: il predicatore ha chiamato e arruolato i giovani islamici alla jihad

PADOVA. Nella black list del Viminale, tra i dodici nomi di imam e predicatori, c’è anche lui: Bilal Bosnic, 42 anni, conosciuto come Cheb Bilal nella comunità wahabita slava di cui è leader,fautore dello Stato islamico. Ha attraversato il nord Italia e il Veneto per portare la parola di Allah e per arruolare “carne fresca” da gettare nel mattatoio siriano e iracheno. Basta questa notizia per alzare al massimo l’asticella dell’allarme terrorismo nella nostra regione. Sì, perché durante le sue visite nelle moschee e nei centri culturali del Nordest, Bilal Bosnic ha ottenuto consensi a non finire. La sua missione è chiamare i giovani alla jihad. Lo dicono le indagini delle polizie internazionali e lo sospettano anche i carabinieri del Ros di Padova che stanno conducendo l’inchiesta della procura di Venezia sull’imbianchino bosniaco-bellunese Ismar Mesinovic.

Imam e predicatori. Il Viminale starebbe vagliando la posizione di diversi imam e predicatori per ordinarne l’espulsione dall’Italia per “motivi di sicurezza nazionale”. La black list, nata dall'attività investigativa che Ros e antiterrorismo stanno portando avanti da anni, conterrebbe dodici nomi. Si tratta di persone nei cui confronti non ci sono gli estremi per procedere all’arresto, di cui però è dimostrata l’attività di proselitismo in chiave integralista e anti occidentale. A settembre dello scorso anno Bilal Bosnic è stato arrestato nelle campagne della Bosnia insieme ad altri 15 islamisti radicali. Accuse pesanti quelle della polizia serba. Si parla di finanziamento di attività terroristiche, pubblica istigazione, reclutamento e organizzazione di gruppi terroristici. Il suo nome sarebbe comunque contenuto nella lista nera e gli investigatori del Ros di Padova stanno cercando di capire quali sono gli effetti del suo passaggio sul nostro territorio.

Caccia ai lupi solitari. L’attività anti terrorismo in Veneto ricalca sostanzialmente ciò che si sta facendo a livello nazionale. Preoccupano coloro che sono stati definiti “lupi solitari”, singole persone indottrinate e pronte al sacrificio nel nome di Allah: giovani tra i 20 e i 35 anni, stranieri di seconda generazione, reclutati via internet, “cresciuti” grazie alle chat e ai forum tematici. L’Italia è un obiettivo sensibile perché c’è il Vaticano e perché fa parte della coalizione internazionale contro l’Isis. Anche se Roma sembra essere l’obiettivo numero uno, il Veneto non può essere escluso dall’allerta generale. Anzi, i motivi per tenere alta la guardia sono più d’uno. Ci sono i ghetti ebraici di Padova e Venezia, ci sono i simboli religiosi come la basilica di Sant’Antonio e ci sono anche le basi militari americane di Vicenza e Verona. Per questo prefetti e questori si ritrovano ogni settimana con polizia, carabinieri e guardia di finanza per fare il punto.

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