Cala il sipario sul delitto Bissolotti

MONTEGROTTO TERME. È la notte del 3 giugno 1994, dieci giorni prima dell’evasione del boss della Mala del Brenta Felice Maniero dal carcere di Padova: Antonella Bissolotti, 29 anni, cassintegrata della farmaceutica Fidia di Abano, è assassinata con 8 coltellate e poi abbandonata lungo l’argine del Rio Spinoso a Montegrotto. Vicino al cadavere gli inquirenti trovano un preservativo: Antonella, bellissima donna amante delle feste e dei locali, aveva appena avuto un rapporto sessuale con il suo carnefice, destinato a restare sconosciuto. Il pubblico ministero padovano Paolo Luca ha chiesto l’archiviazione del procedimento nell’impossibilità di fare luce su quell’assassinio.
Fin da subito l’indagine è orientata nel giro della Mala. Quella Mala che ha organizzato la clamorosa fuga di Felicetto dal carcere padovano e che anima molti locali del Padovano e del Vicentino, dove Antonella lavora come barista per sbarcare il lunario. Due settimane più tardi finisce in carcere, sospettato del delitto, Ugo Soranzo di Saonara, tanto vicino a Maniero che nell’agosto 1993 è con lui quando l’ex boss viene arrestato a bordo del suo yacht a Capri. Forse Antonella era venuta a conoscenza di qualche segreto? Forse poteva rappresentare un rischio per qualcuno visto che, pochi giorni prima di morire, aveva chiesto alla sorella in regalo un potente teleobiettivo? Soranzo ammette l’affettuosa amicizia e niente di più. Conferma che la sera precedente al delitto aveva incontrato la donna al Melody di Montegrotto e le aveva proposto di bere, ma lei aveva rifiutato, mentre alcuni testimoni avevano raccontato una versione più burrascosa dell’incontro. Le analisi del Dna danno ragione a Soranzo: il profilo genetico individuato nel profilattico, pur molto simile a quello dell’indagato, non risulta identico. Soranzo è scagionato e risarcito per l’ingiusta detenzione. Dopo aver ammazzato Antonella, l’assassino aveva rubato dal suo appartamento la cassetta della segreteria telefonica e il rullino della macchina fotografica, provvedendo a bruciare l’auto della vittima: un vero professionista che non ha lasciato alcuna traccia.
Cristina Genesin
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