Calcioscommesse: Milanetto in cella, agenti a casa di Italiano

Il centrocampista è accusato in concorso di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Nei guai anche Ruopolo, l'ex Soncin e altre 15 persone. 

PADOVA Gli uomini dello Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, e i colleghi delle Squadre Mobili di Venezia, Bologna e Padova hanno bussato alle loro abitazioni all’alba. Uno choc la vista di quegli agenti, con l’ordinanza di custodia cautelare e il mandato di perquisizione in mano, i quali sapevano benissimo cosa fare e dove cercare. Omar Milanetto, 36 anni e mezzo, centrocampista del Padova, abita in collina a Torino: era rientrato in famiglia, direttamente dal Veneto sabato sera, dopo aver assistito all’ultima, sciagurata partita dei suoi compagni contro l’Ascoli, seguito e controllato passo dopo passo dai poliziotti.

Da ieri è in cella, nel carcere di Cremona, con un’accusa pesantissima sul capo: associazione a delinquere finalizzata alla frode e alla truffa sportiva. I magistrati (come potete leggere alle pagine 4 e 5 ) gli contestano di aver “truccato” Lazio-Genoa dello scorso campionato, insieme a Stefano Mauri, capitano dei biancocelesti, e di aver scommesso sull’”over” di quella gara, finita 4-2 per i romani. Ruopolo evita il carcere. Fra le 19 persone colpite dai provvedimenti firmati dal gip Guido Salvini, su richiesta del Pm Roberto Di Martino, c’è, secondo atleta biancoscudato, Francesco (“Ciccio”) Ruopolo, 29 anni, reo confesso davanti alla Procura della Federcalcio per aver ammesso di essersi fatto corrompere con del denaro (15.000 euro ogni volta) in occasione di tre partite giocate con l’Albinoleffe nel campionato di serie B 2008/09, quelle con il Pisa (2-0 per i toscani), con la Salernitana (4-2 per i campani) e con il Frosinone (2-0 per i ciociari).

Per lui il magistrato aveva chiesto la carcerazione, ma il gip, in considerazione del fatto che aveva ammesso le proprie colpe davanti ai collaboratori di Stefano Palazzi, ha deciso per l’obbligo di presentazione, con firma, in Questura a Modena, dove risiede, due volte la settimana. Essersi “pentito”, dunque, gli ha fatto evitare l’arresto. Ieri sera il legale Massimo Diana ha dichiarato: «In relazione alla sua posizione, accettando con serenità quanto nei suoi confronti stabilito, Francesco osserva che la scelta a suo tempo fatta di prestare la massima collaborazione alla Procura Figc, in attesa di chiarirsi anche con la Procura di Cremona, è stata fin da subito apprezzata e riconosciuta, e confida di continuare a meritarsi simile considerazione anche nel prossimo futuro, impegnandosi in tal senso, come ha sempre fatto fino a questo momento».

Quel premio. Il terzo giocatore del Padova coinvolto è il capitano Vincenzo Italiano, 34 anni e mezzo, al quale i poliziotti di Venezia e Padova hanno fatto visita alle 5 nell’abitazione di piazzetta Conciapelli 11. Gli hanno consegnato l’avviso di garanzia e il decreto di perquisizione, sequestrando tre sim card, un computerino e alcuni libretti di assegni. L’accusa, identica a quella degli altri, è conseguente al fatto di aver tentato un illecito in occasione di Padova-Grosseto del 2009, promettendo a Marco Turati, anch’egli dietro le sbarre da ieri, soldi per perdere (la frase colta nelle intercettazioni sarebbe: «Il premio-partita lo divido con te»). Per questo il Padova deve rispondere di responsabilità oggettiva, davanti alla Disciplinare, nel processo sportivo che inizierà giovedì a Roma, e rischia una penalizzazione dai 3 ai 6 punti da scontare nel prossimo torneo cadetto. Ora, con l’arresto di Milanetto, è facile prevedere che la società sarà nuovamente deferita, com’è successo alla Samp con Bertani (tra i nuovi arrestati, ma che militava nel Novara). Peggio di così le cose non potrebbero andare...

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