Caldo e siccità comprometto il mais: danni per cinque milioni di euro
La denuncia degli agricoltori della Bassa padovana è riferita alle colture non irrigue: su circa 8 mila ettari coltivati a mais, oltre 4.800 non dispongono di un sistema di irrigazione stabile

Danni stimati in almeno 5 milioni di euro e metà del mais non irriguo ormai compromesso. Gli agricoltori della Bassa continuano a fare i conti con temperature anomale e una siccità prolungata che, soprattutto dai primi giorni di giugno alla metà di luglio, ha messo a dura prova una delle coltivazioni più diffuse del territorio.
Nessun Comune è stato risparmiato e le zone maggiormente colpite si estendono da Montagnana a Conche di Codevigo, passando per Este, Monselice, Conselve e Piove di Sacco.
Su circa 8 mila ettari complessivamente coltivati a mais, oltre 4.800 non dispongono di un sistema irriguo stabile. In molti casi gli appezzamenti non possono essere raggiunti dall’acqua a causa delle difficoltà nel realizzare reti adeguate e nel garantire una distribuzione capillare.
Quest’anno, però, anche diversi imprenditori che avrebbero avuto la possibilità di irrigare hanno rinunciato a farlo, frenati dall’aumento dei costi dell’energia elettrica e delle operazioni necessarie per portare l’acqua nei campi.
«Sono talmente scoraggiati che non hanno nemmeno iniziato le operazioni di irrigazione», osserva il presidente della zona Cia di Este e Montagnana, Emilio Cappellari.
«In altri casi manca la manodopera necessaria per effettuare questi interventi. È una difficoltà che riguarda soprattutto le aziende agricole a conduzione familiare, dove tutto il peso del lavoro ricade su poche persone».
Il problema non riguarda soltanto la quantità del raccolto, ma anche la qualità della produzione che riuscirà ad arrivare alla trebbiatura. Le piante rimaste a lungo senza acqua hanno sviluppato pannocchie più piccole e con una granella spesso incompleta.
«Quella che uscirà da questo mais sarà di scarsa qualità e, di conseguenza, verrà pagata poco», continua Cappellari.
I dati sono stati presentati da Cia Veneto durante l’assemblea di Anbi Veneto (l’associazione dei Consorzi di bonifica) che si è svolta mercoledì 22 luglio a Venezia.
Al centro dell’incontro è tornata la necessità di una gestione più efficace della risorsa idrica e di una programmazione capace di superare la logica dell’emergenza.
«Occorre evidenziare il ruolo strategico dei Consorzi di bonifica e della stessa Anbi, in prima linea per una corretta gestione dell’acqua», sottolinea il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini.
«Non è possibile rincorrere l’emergenza quando questa si verifica. Bisogna invece programmare interventi strutturali, così da non trovarsi ancora una volta nelle condizioni di non avere acqua a sufficienza per il settore agricolo».
Per Cia è necessario un coordinamento stabile tra Anbi, Regione e organizzazioni agricole, con investimenti destinati alle reti irrigue, agli invasi e alla manutenzione delle infrastrutture esistenti.
«Siamo chiamati a fare squadra per raggiungere lo stesso risultato, ovvero la salvaguardia del comparto primario», aggiunge Antonini. «Queste situazioni rappresentano ormai la nuova normalità. Per questo in futuro non dobbiamo farci trovare impreparati ed esposti».
Le precipitazioni degli ultimi giorni hanno portato un sollievo solo parziale e non saranno sufficienti a recuperare le colture già danneggiate.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








