Campanile all’Arcella, la statua di Antonio sarà restaurata a terra

La decisione della Soprintendenza sull’opera in legno e metallo alta sette metri ed installata nel 1922: l’intervento è urgente. Da due anni la figura del Santo è recintata da una impalcatura che costa 4 mila euro al mese

Felice Paduano
Una vista con il drone di com’era la statua di Sant'Antonio
Una vista con il drone di com’era la statua di Sant'Antonio

Dopo più di due anni in cui la statua di Sant’Antonio sopra il campanile dell’Arcella è recintata da un’impalcatura (che costa 4.000 euro al mese), la parrocchia, guidata da padre Simone Tenuti, ex frate nella Basilica di Assisi, ha finalmente deciso che il restauro dell’enorme figura avverrà a terra.

La statua, installata nel 1922 e cesellata solo con legno e metallo, verrà recuperata in stretta collaborazione con la Soprintendenza e la Diocesi.

Il sopralluogo

La decisione è stata presa dopo che c’è stato un sopralluogo alla base del campanile di un’équipe di tecnici, tra cui la funzionaria della Soprintendenza Monica Pregnolato. In pratica è stato deciso che la statua, alta 7 metri, ha bisogno di un intervento urgente di restauro perché, dopo 124 anni di esposizione alle intemperie, è danneggiata al suo interno, e c’è persino il rischio di caduta in caso di un violento temporale.

L’intervento sarà dunque eseguito a terra e non direttamente sulla sommità del campanile, dove il restauro sarebbe stato a rischio. L’edificio alto oltre 70 metri, è uno dei più alti del Veneto assieme a quelli di Venezia, Vigodarzere e Dolo.

Ad oggi, però, non è stato ancora individuato il posto dove la statua potrà essere sottoposta ad un dettagliato restauro conservativo.

Negozianti in difficoltà

Intanto sia il gestore del bar la “Casetta”, aperto da circa un anno sotto il campanile, continua a sollecitare la parrocchia a rimuovere nel più breve tempo possibile l’impalcatura, che ostacola l’attività del locale: «Oramai sono passati oltre due anni», sottolinea Andrea Bertaglia, il commerciante che gestisce il piccolo supermercato all’angolo di via Nicolò Pizzolo, proprio davanti al campanile, «non sono un tecnico del restauro e tanto meno un contabile amministrativo, ma sono solo un umile fruttivendolo che vende prodotti alimentari. Ma come si fa a continuare a pagare 4.000 euro al mese per l’affitto della sola impalcatura e si sta perdendo così tanto tempo per il restauro di un bene culturale così importante? Adesso finalmente è stato deciso che la statua sarà portata a terra per il restauro. Speriamo che i lavori finiscano il prima possibile».

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