Candidata con la Lega a Vigonza

VIGONZA. La Lega Nord di Vigonza sotto choc per la morte tragica di Silvana Cassol, che l’anno scorso era candidata consigliere alle comunali nella lista di Roberto Caon, oggi consigliere comunale di minoranza nonché parlamentare a Roma.
«Era una bravissima persona, disponibile, seria, pacata» la ricorda Caon che, nonostante Cassol abitasse a Cadoneghe, l’aveva accolta nella lista per andare incontro al desiderio di lei di voler fare un’esperienza politica «per Silvana era importante capire le dinamiche di una campagna elettorale». La candidatura a consigliere di Cassol non era però andata a buon fine, considerato che aveva ricevuto solo una preferenza. Oltretutto Caon non aveva ottenuto il successo sperato e oggi si ritrova come unico esponente del Carroccio nel consiglio comunale vigontino e siede sui banchi dell’opposizione.
«Silvana Cassol mi era stata presentata qualche anno fa da un amico, aveva voluto fare la tessera, l’abbiamo iscritta». Il consigliere provinciale Pietro Giovannoni, capolista l’anno scorso alle amministrative di Vigonza, assieme al dolore per la scomparsa della collega di lista tiene a dividere i ruoli. «Nessuno speculi su questa tragica vicenda perché qui la politica non c’entra. E’ un dramma familiare che sconvolge tutti noi come persone. Per la Lega la sua candidatura è stata un buon acquisto. Silvana aveva idee precise sul ruolo della politica come servizio al cittadino».
La tragedia colpisce anche la sezione del Carroccio del vicino comune di Noventa Padovana. «L’avevo conosciuta due anni fa nel viaggio a Pontida e l’avevo rivista nella campagna elettorale di Vigonza» ricorda il segretario Marcello Bano «era una bella persona, simpatica e disponibile. Alle manifestazioni e agli eventi partecipava sempre da sola, mai visto il marito. Va detto che era anche una bellissima donna. 49 anni? Ne dimostrava molti, ma molti di meno. Sono davvero colpito da questa tragedia. Una volta chi si permetteva di uccidere in questo modo? Sono sempre le donne a finire massacrate».
Giusy Andreoli
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