Cappuzzo in permesso premio: primo giorno da studente al Bo

PADOVA. Sono le 9.30 del mattino quando Gianluca Cappuzzo entra nella biblioteca di Diritto Costituzionale, al primo piano del Bo, nella facoltà di Giurisprudenza.
Ha quarantotto anni e sta beneficiando di un permesso premio concesso dal Tribunale di Sorveglianza. Cappuzzo, infatti, è stato condannato a 26 anni di reclusione per omicidio volontario pluriaggravato, dopo che l’11 febbraio del 2006 uccise la moglie e madre dei suoi due bambini, Elena Fioroni, all’epoca trentunenne, con un’iniezione di veleno. Un delitto agghiacciante. Cappuzzo, già medico (è stato radiato dopo la condanna), ora in carcere studia Giurisprudenza e a breve conta di laurearsi.
Detenuto modello, ha già ottenuto diversi permessi premio, incluso quello di ieri. Dalle 9 alle 18, così, ha potuto muoversi quasi come un uomo libero, senza scorta. Il magistrato gli ha permesso di recarsi nella biblioteca di Scienze Giuridiche e di pranzo «in un ristorante del centro città».
Scarpe da ginnastica, pantaloni beige con le tascone, camicia e gilet, Cappuzzo ha trascorso la sua giornata davanti al computer in una piccola sala al primo piano di Giurisprudenza, in mezzo a un altro paio di studenti. È concentrato, non desidera essere disturbato. E soprattutto non vuole avere i riflettori puntati addosso.
«Quello che è successo anni fa arreca ancora tanto dolore ai miei figli e a mia mamma», dice dopo essersi alzato dal tavolo di studio, dirigendosi verso l’uscita «se la mia presenza fuori deve creare sofferenza ai miei cari piuttosto me ne torno in carcere. I miei figli oggi non sono andati a scuola e io temo per loro, voglio soltanto che stiano bene».
Gianluca Cappuzzo esce dalla facoltà, si dirige verso le riviere, fa una telefonata al suo avvocato e infine rientra al Bo da via San Francesco, torna in biblioteca e si immerge nuovamente nei tomi di diritto costituzionale. Tenta così di riprendersi in mano la sua vita, cercando allo stesso tempo di tutelare la sua famiglia. Pensa alla studio, alla laurea e chissà, magari, anche alla possibilità di tornare un giorno libero.
Di altro non vuole parlare: «Sono state dette tante cose sbagliate. È una vicenda del passato che fa ancora male» Della pena ricevuta, ha già scontato 12 anni e tra circa otto, forse anche qualcuno di meno, potrebbe uscire grazie alla liberazione anticipata (90 giorni previsti per ogni anno di reclusione in caso di buona condotta) e qualche altro anno di sconto grazie all’indulto.
Nel frattempo, seguito per la fase esecutiva dall’avvocato Gian Mario Balduin, ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di poter svolgere un’attività di lavoro esterna, che avrebbe già individuato. Pare che la cosa sia fattibile e che al momento manchi solo la firma del direttore del carcere.
A giugno poi Cappuzzo, il quale dopo questi anni di carcere parrebbe radicalmente cambiato, farà un nuovo passo verso la libertà, e cioè chiederà, sempre al Tribunale di Sorveglianza, la semilibertà.
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