Carabinieri in clinica pediatrica

La Procura vuole fare luce sulla natura delle lesioni subite dal bimbo di due mesi di Casale di Scodosia

CASALE DI SCODOSIA. Carabinieri in reparto, ieri mattina, in clinica a Padova. I militari della stazione di Casale di Scodosia hanno fatto tappa nel dipartimento di Pediatria per reperire informazioni e dettagli utili alle indagini che riguardano una coppia di genitori di Casale di Scodosia. Sui due pende l’accusa di percosse nei confronti del figlioletto di appena due mesi. L’8 novembre scorso il neonato è stato portato in ospedale, prima a Montagnana e poi a Monselice: ai medici i genitori hanno raccontato di aver vaccinato il bimbo e di aver quindi notato delle alterazioni nel suo comportamento, fino all’episodio che avrebbe visto il neonato cadere dalle braccia del padre. Gli ematomi sul corpo del bambino hanno però fatto scattare i dubbi del personale medico, che ha segnalato il caso alla Procura di Padova: il timore è che quei lividi siano la conseguenza di maltrattamenti. Anche se, secondo le ultime e più accurate valutazioni, l’ipotesi della violenza si stia facendo sempre più remota e nel contempo venga avvalorata la compatibilità degli ematomi con la caduta accidentale. Nessun procedimento è stato finora formalizzato nei confronti dei genitori. Ciò nonostante la Procura padovana ha incaricato i carabinieri della Compagnia di Este (che prima di ieri mattina non si erano ancora mossi, perché non chiamati in causa) di ricostruire i fatti.

Il primo passo del loro lavoro è stato proprio quello di ascoltare medici e sanitari della clinica pediatrica che hanno preso in cura il piccolo. Da lunedì si è resa disponibile a collaborare anche l’equipe multidisciplinare del Centro del bambino maltrattato diretto da Paolo Facchin, che analizzerà cartelle cliniche e documenti per confermare o meno le ipotesi in campo. Intanto il bimbo resta gravissimo, ricoverato in terapia intensiva. Per fortuna nelle ultime 24 ore le sue condizioni hanno registrato un leggero miglioramento: un elemento, questo, che dà speranza a medici e familiari. Il neonato, purtroppo, rischia comunque ancora la vita.

Nicola Cesaro

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