Cariparo, è il giorno del nuovo presidente: ultime consultazioni per risolvere lo stallo

Se dovessero esserci due candidati, il rischio resta quello di un 10 pari. Pronte le sale per le mediazioni tra un voto e l’altro

Claudio Malfitano
La sede di Fondazione Cariparo
La sede di Fondazione Cariparo

Non si escludono neppure accordi dell’ultimo minuto, vale a dire nella mattinata di oggi, martedì 12 maggio. Ma l’elezione del nuovo presidente della Fondazione Cariparo – la cassaforte dei padovani con un attivo finanziario da quasi 5 miliardi di euro ed erogazioni sul territorio per 100 milioni l’anno – è quanto più incerta possibile. In campo ci sono le tre candidature che si rincorrono dalla fine di marzo: l’ex rettore del Bo Rosario Rizzuto, il “Nobel dell’acqua” Andrea Rinaldo e l’attuale vicepresidente Cesare Dosi, allievo del presidente uscente Gilberto Muraro che lascia dopo 8 anni di guida dell’ente di piazza Duomo.

Lo stallo prolungato

Lo scorso 30 aprile, al primo turno di votazioni, nessuno dei candidati aveva raggiunto il quorum necessario per l’elezione: 14 preferenze sui 20 consiglieri generali seduti al tavolo. L’ultima delle tre votazioni era finita con 8 voti per Rizzuto, 6 per Dosi e 5 per Rinaldo (e un consigliere si era astenuto).

Questa sera – l’appuntamento è alle 18 – potrebbe ripetersi lo stesso schema, almeno nella votazione iniziale. Se così fosse è probabile che l’ultimo arrivato (in linea ipotetica Rinaldo) si ritiri dalla corsa. Una situazione che è stata valutata mercoledì scorso quando i venti consiglieri si sono incontrati al Pedrocchi in occasione della cena di saluto a Muraro.

I voti di Rinaldo si distribuirebbero quasi equamente sugli altri due candidati. Il risultato è che in un eventuale voto a due tra Rizzuto e Dosi c’è il rischio concreto che si arrivi a un 10 pari. Una situazione delicatissima, che potrebbe risentire anche di qualche slittamento dell’ultimo minuto. Se uno dei due candidati dovesse invece arrivare a 11 allora potrebbe essere quello in grado di arrivare al quorum in una successiva votazione. Ma le incognite sono tante, con un’unica certezza: la volontà di tutti i protagonisti è quella di chiudere la vicenda con la votazione di oggi, senza ulteriori rinvii.

L’intervento del territorio

Inutile dire che la situazione è diventata troppo delicata per non richiedere l’intervento degli “sponsor istituzionali” che indicano i nomi delle persone che poi entrano nel consiglio generale: Comune, Provincia, Camera di commercio, Diocesi e Confindustria delle due province di Padova e Rovigo.

Proprio nel capoluogo polesano (il territorio più svantaggiato in termini di rappresentanza) fino a ieri notte sono proseguite le discussioni per assicurarsi un minimo di pluralismo negli organi della fondazione e in quelli di futura nomina. Ma anche a Padova le discussioni non mancano, in particolare dalle parti dell’università: i tre candidati sono tutti docenti, due dei quali ancora in attività.

Le liturgie da conclave

Il meccanismo di voto e le dinamiche somigliano davvero a quelle di un conclave.

Il voto sarà palese: ogni consigliere potrà conoscere l’orientamento degli altri. Si procederà estraendo un candidato e votandolo con un giro di tavolo, ripetendo poi l’operazione per gli altri due. Non è previsto che questo quorum si abbassi, ma un elemento potenzialmente decisivo saranno le astensioni, che abbassano il quorum del singolo candidato. E questo potrebbe favorire dinamiche di desistenza. Si andrà avanti a oltranza, con pause di 30 minuti tra un voto e l’altro.

I tre candidati saranno presenti: Rizzuto perché consigliere (che può anche votarsi), Dosi come vicepresidente, Rinaldo da osservatore. Avranno a disposizione tre diversi uffici per incontrare i propri elettori. E i consiglieri generali avranno tre diverse sale per incontrarsi a seconda del candidato prescelto. C’è da scommettere che ci sarà un certo via vai tra i corridoi del Palazzo Monte di Pietà di piazza Duomo. —

 

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