Cariparo, la lettere di Muraro: «Trasparenza e responsabilità nel rispetto dello statuto»

Il presidente Gilberto Muraro interviene nel dibattito sollevato dal Mattino di Padova. I tre in lizza per la successione hanno deciso di non divulgare pubblicamente i loro piani

Il presidente Gilberto Muraro
Il presidente Gilberto Muraro

Di Gilberto Muraro*

La Fondazione Cariparo nasce da una lunga storia civile e dalla fiducia costruita nel tempo con l’ampia comunità di Padova e Rovigo. Essere consapevoli di questa origine significa, per chi la governa, sentire forte la responsabilità di operare nell’interesse generale, con rigore, trasparenza e senso delle istituzioni.

In questo quadro, desidero innanzitutto riconoscere come comprensibile l’interesse della cittadinanza verso le scelte di indirizzo della Fondazione e verso le visioni di chi è chiamato a guidarla. E tuttavia condivido l’autonoma decisione dei candidati di non presentare in questa fase i programmi in sede pubblica. Di sicuro, infatti, essa non nasce da un intento di chiusura o di autoreferenzialità, bensì dalla volontà di rispettare il percorso istituzionale previsto dallo statuto, che affida agli organi della Fondazione – espressione plurale del territorio – il compito di valutare profili e indirizzi.

Lo statuto, che riflette la vigente normativa, prevede infatti che il consiglio generale sia in grande maggioranza formato da membri nominati entro terne designate dalle istituzioni locali, ma membri senza vincolo di mandato e responsabili solo di fronte alla Fondazione, di cui devono dettare gli indirizzi generali e nominare il consiglio di amministrazione.

È una impostazione che può essere discussa. Ricordo a tale riguardo che Tremonti intendeva far confluire il patrimonio delle fondazioni negli enti locali. C'è stato bisogno della Corte costituzionale per ribadire la correttezza del legislatore che, nella stagione delle grandi riforme operate dal Governo Amato nel 1990, aveva creato questo nuovo ente intermedio, quale arricchimento della generale e fisiologica dialettica della società, e l’aveva dotato di patrimonio e organi sociali autonomi.

Sottolineo inoltre il peculiare assetto di governance della Fondazione Cariparo che vede il consiglio di amministrazione e il presidente eletti in modo disgiunto. In questo contesto, al presidente non è richiesto di presentare un proprio “programma” in senso politico o operativo, che non può esistere, quanto piuttosto di illustrare competenze, esperienze, disponibilità di tempo, sensibilità, visione culturale e relazioni di lavoro, tutte doti da vedere in costante dialogo con un consiglio di amministrazione collegiale, che è il vero titolare delle decisioni strategiche e operative. Attenzione, quindi, a non personalizzare troppo il confronto sui programmi.

Ciò non significa, e non ha mai significato, rinunciare al dialogo con la comunità. Al contrario, la Fondazione Cariparo opera nella più ampia trasparenza: non solo rendendo pubblici bilanci e delibere (inclusa quella sui compensi di tutti gli organi, definiti nel 2016, prima del mio arrivo, e non più aggiornati), ma anche promuovendo nel tempo occasioni di confronto con enti locali, mondo del volontariato, realtà culturali, università e cittadinanza attiva. Questo dialogo non è accessorio, ma costitutivo del principio di sussidiarietà che ispira il nostro agire e che porta la Fondazione a sostenere molti progetti di utilità generale che nascono dal basso.

Il dibattito sollevato in questi giorni può dunque essere letto non come una contrapposizione, ma come un invito a riflettere sulle modalità per rafforzare ulteriormente il rapporto di fiducia tra istituzioni intermedie e comunità. Un obiettivo che la Fondazione Cariparo condivide e che continuerà a perseguire con serietà, apertura e senso del bene comune. —

*Presidente della Fondazione Cariparo

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