Carte d'identità elettroniche senza chip: due documenti sequestrati nel Padovano

Una 36enne residente si è presentata agli uffici dell’anagrafe del Comune di Este per il cambio di residenza. Nel corso delle procedure la donna ha esibito la propria carta d’identità elettronica, presentata manomessa. Stesso episodio a Montagnana. Entrambi i documenti sono stati sequestrati

Silvia Bergamin
I veri motivi della manomissione sono al vaglio degli inquirenti
I veri motivi della manomissione sono al vaglio degli inquirenti

Un episodio singolare, ma non isolato, quello che è accaduto lo scorso 5 ottobre a Este. Una
36enne residente nella Bassa padovana si è presentata agli uffici dell’anagrafe del Comune di Este per una semplice pratica: il cambio di residenza. Ma nel corso delle procedure la donna ha esibito la propria carta d’identità elettronica, che si è subito presentata manomessa.

Infatti risultava mancare il microchip contactless, abilmente rimosso. Il documento è stato sequestrato e i veri motivi della manomissione sono al vaglio degli inquirenti. L’episodio, seppur singolare, si ricollega a un altro evento verificatosi lo scorso 25 settembre a Montagnana.

Un 33enne marocchino si era presentato alla locale stazione dei carabinieri per la notifica di alcuni atti giudiziari. Quello che sembrava un ordinario adempimento amministrativo ha però insospettito i militari durante le procedure di identificazione. L’uomo ha infatti esibito una carta d’identità elettronica che, a un controllo più approfondito, è risultata priva del microchip contactless previsto per questo tipo di documenti e presentava evidenti alterazioni compatibili con una manomissione.

Anche in questo caso, il documento è stato sequestrato e per il titolare è scattata inevitabile la denuncia in stato di libertà. Le carte di identità elettroniche private del microchip cominciano a delineare un fenomeno che merita attenzione a livello nazionale, come accertato negli ultimi giorni in Campania con tre casi analoghi.

La carta di identità elettronica non è una semplice tessera con fotografia e dati anagrafici: il microprocessore è una parte fondamentale del sistema di sicurezza e identificazione. Custodisce dati personali e biometrici, permettendo l’autenticazione digitale e l’accesso ai servizi online.

Alterare materialmente il documento asportando il chip lo rende spesso inutilizzabile per le verifiche elettroniche. Di conseguenza, l’asportazione non sembra frutto di un incidente; del resto, il microchip non è semplicemente “incollato” sulla carta, ma è integrato nel sistema di sicurezza del supporto.

Le spiegazioni possono essere diverse. C'è chi lo fa per convinzioni personali legate alla privacy o al timore di forme di controllo, ma gli investigatori valutano anche altre piste, tra cui l’utilizzo illecito dei chip originali.

L’ipotesi è che il microchip, rimosso con precisione chirurgica, possa diventare un “pezzo di ricambio” per confezionare documenti falsi più credibili. Il rischio più concreto è quindi il furto di identità: non tanto la contraffazione della carta in sé, quanto lo sfruttamento di componenti e dati autentici per creare un’identità apparentemente affidabile.

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