Case invase dalle cimici sono arrivate le asiatiche

Molto volgarmente dette cimici puzzone, nome scientifico Nezara viridula, era faccenda di ogni autunno trovarsene un tot in casa, col loro verde acceso che al freddo virava al marroncino, e parecchio rintontonite perché pronte allo svernamento. Possibilmente nascoste nelle pieghe della tenda, sotto il cuscino del divano e via accomodandosi. Salvo essere prelevate e gettate giù per il water o lanciate dalla finestra, a seconda delle attitudini dei padroni di casa. Se prima non erano state pestate o assaggiate dal gatto, con grande spargimento della caratteristica puzzona.
Quest’anno però, allarme allarme, a Padova come un po’ ovunque in Veneto e anche in Emilia, la popolazione delle cimici pare essersi quadruplicata e al bancone del bar ciascuno diventa entomologo per il tempo di un caffè, e le spiegazioni si ammonticchiano. E’ la soia, è il clima, è l’umido o è il secco. E’ la cimice cinese.
Ecco, è proprio lei. Nome scientifico Halyomorpha halys, nome comune cimice asiatica. Più scura, un po’ più grande della viridula, più longeva, è arrivata l’anno scorso e quest’anno si è definitivamente domiciliata in Veneto: l’esagerata quantità di Eterotteri che invade le case è dunque dovuta dall’assommarsi di due diverse popolazioni di cimici, quella verde, autoctona e quella marroncina, alloctona. Entrambe sono fitofaghe, non dannose per l’uomo ma pestifere per i campi e le coltivazioni.
A spiegare il fenomeno e le sue ricadute sull’agricoltura, è un ricercatore del Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse naturali e Ambiente (Dafnae): si chiama Alberto Pozzebon, ha 40 anni, è trevigiano, lavora ad Agripolis a Legnaro e sta conducendo il suo studio su questo insetto invasivo grazie ad un finanziamento della Regione.
«Ci sono ancora le cimici verdi ma si è aggiunta questa nuova specie e per l’agricoltura la preoccupazione è notevole. L’abbiamo osservata la prima volta l’anno scorso, ma probabilmente era già presente, in Emilia c’è dal 2012 e negli Stati Uniti è arrivata dieci anni fa», racconta il ricercatore; «Proviene dal sud est asiatico e ora anche dagli Usa, non si può dire come sia arrivata e, alla pari della cimice autoctona, sceglie come piante ospiti la soia, il mais, i meli, peschi, peri, kiwi, pomodori. Causando anche deformazioni ai frutti».
Per ora almeno, non ha antagonisti. Lo spiega Alberto Pozzebon: «La Nezara, cimice verde, ha antagonisti naturali, altri insetti che la parassitizzano. La Halyomorpha, asiatica, ancora non ne ha e il motivo è che gli insetti antagonisti non sono ancora riusciti a bypassare le difese che le nuove cimici mettono in atto». Il comportamento delle due specie è analogo: ai primi freddi le cimici cercano un riparo per passare l’inverno in stasi, il loro svernamento: non si alimentano e non depongono uova. Il loro destino è precario: se non vengono annegate o sfrattate dall’uomo, ci pensa la loro natura. Le chance di sopravvivere fino alla primavera non sono alte, per le verdi; sono più consistenti per le asiatiche che possono tirare anche fino all’estate. E moltiplicarsi (mamma cimice mette al mondo un centinaio di puzzosetti in un anno).
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