Cataste di amianto all’aperto vicino alle case

SELVAZZANO. Un pericolo subdolo, invisibile, terribile: l’amianto. Abbandonato all’aperto in fatiscenti capannoni, ridotti in rovina da decenni di incuria, dei quali rimane oggi solo lo scheletro. Il materiale a rischio è accatastato o avvolto da cellophane ormai logoro, che lascia sfuggire nell’aria particelle altamente cancerogene pronte a farsi trasportare dal vento e a penetrare nei polmoni di quanti si trovano nelle vicinanze.
Non solo, c’è amianto anche nella recinzione e nelle pareti del fabbricato, che si stanno lentamente sbriciolando sotto la forza delle intemperie. Tutto a pochi metri dalle finestre dei condomini e delle villette della zona residenziale di Caselle.
Una mina vagante per la salute, tanto che la zona tra le vie Menotti, Diaz e Santorre di Santarosa è stata soprannominata il “triangolo della morte”. Una richiesta all’Arpav, inoltrata via mail anche alla Procura di Padova, è stata inviata da Ivo Valentino Cavinato, portavoce della lista civica "Discontinuità & Rinnovamento", che si definisce come una costola dal comitato civico Brentella-Ponterotto, fondato nel 1996 per risolvere alcuni problemi dei residenti della zona di Chiesanuova, Tencarola, Ponterotto, Sarmeola, Caselle e Selvazzano.
«Abbiamo scritto già alcuni anni fa denunciando la situazione di degrado», esordisce Cavinato, «ma nulla è cambiato da allora. Nessuna novità dall’amministrazione comunale e nemmeno da parte dei proprietari delle aree interessate dal problema. In verità», prosegue il referente della civica, «in passato vi fu un intervento contro questa situazione da parte di Bruno Saponaro, esponente dell’opposizione in consiglio comunale prima e assessore di maggioranza ora nella giunta Soranzo. Chiese di effettuare una mappatura delle zone a rischio su tutto il territorio comunale, proponendo di bonificare l'area in tempi brevi. Ma da allora nulla è stato fatto, in questi lunghi dieci anni».
Nella denuncia è evidenziato che il Comune di Selvazzano ha emesso un bando dell’importo di circa 5 mila euro per quanti volessero bonificare le aree di proprietà. «Quei privati potevano sistemare le loro aziende», continua Cavinato. «In modo particolare la Pinato e la Metallurgica, che si sono trasferite nel vicino comune di Rubano. I terreni sono quindi stati venduti in modo proficuo a delle società immobiliari che avevano promesso di effettuare loro i lavori di bonifica, ma ad oggi niente è cambiato».
Il grido d’allarme arriva in un momento molto delicato, sotto l’aspetto climatico, in quanto l’afa e il caldo sahariano di questi giorni non giovano certamente alla stabilità del materiale accatastato, che corre il rischio di sminuzzarsi ulteriormente e di raggiungere le villette vicine, creando un danno non da poco alla salute delle persone.
Le ferie fanno il resto: trovare interlocutori dai quali ottenere risposte è compito alquanto difficile. Ma Cavinato non demorde, attende con impazienza una risposta da parte dell’Arpav, oltre alle eventuali azioni da parte della Procura della Repubblica.
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