C’è poca natura in città sono solo 40 mq a testa

Padova è tra i 14 capoluoghi che hanno cementificato oltre il 50% della terra Mancano le aree protette e i grandi polmoni, bene solo i parchi attrezzati

Come un monolocale o una taverna o al limite come un salotto spazioso. Così è il nostro personale fazzoletto di verde in città: 40,9 metri quadrati, il 9,2 per cento del territorio comunale. Sembra tanto - e un po’ lo è - se consideriamo che tanti stanno peggio: fra le città capoluogo di provincia e i centri con oltre 80 mila abitanti, sono quasi la metà gli italiani che devono accontentarsi di uno spazio tra i 10 e i 30 metri quadrati. Però c’è anche qualche città che ne offre più di 100 per ogni residente, per esempio a Matera, grazie alla presenza di aree di valore storico.

Il quadro cambia - e si fa cupo - se sfruttando i satelliti diamo uno sguardo d’insieme al verde in città. Allora i numeri sono diversi: la percentuale di infrastrutture verdi, sommata ad alberi, aree incolte, parchi e boschi urbani, porta Padova a mettere insieme una quota del 37,7% sul totale del suo territorio. Solo 14 città, sulle 119 analizzate dall’Ispra nel suo Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, hanno così poco verde, cioè meno del 50%.

Da qui bisogna partire per misurare la qualità del nostro vivere in una città. Conosciamo il discorso: poco verde vuol dire più calore d’estate, più allagamenti, più smog, più polveri sottili, blocchi del traffico, problemi sanitari e logistici. In generale, uno scadimento di qualità, legata anche - e non in modo secondario - alla mancanza di quel comfort che solo gli spazi verdi, aperti, sanno garantire. Padova si fa notare, soprattutto negli ultimi anni, per consumo di suolo e per inquinamento atmosferico. E se proprio non si è sensibili al tema del benessere, val la pena considerare che tutto questo è un pessimo affare sotto il profilo economico. I “servizi ecosistemici di regolazione” - cioè i benefici forniti dagli ecosistemi, anche in ambito urbano - hanno valori a sette zeri. Nel 2003, per fare un esempio, si è calcolato che nelle dieci città metropolitane del nostro Paese abbiano svolto un lavoro da circa 350 milioni di euro.

Il nostro verde Non essendo dotati di verde storico, se non per una quota dell’1%, dobbiamo puntare su parchi e verde attrezzato. Sul primo fronte, siamo parecchio indietro: i polmoni verdi naturali, dentro i confini comunali, costituiscono appena lo 0,7% del nostro patrimonio naturale, laddove in altre città - pensiamo a Roma e Milano - arrivano al 40%. Il verde attrezzato, quello accessibile ai cittadini, è invece il 41,1% del totale. Si ferma al 13,4% la quota di arredo urbano, tipologia importante perché spesso favorisce la mobilità sostenibile. Tutto il resto è poca roba, briciole: un 3,5% di forestazione urbana,ma la pratica è recente e legata a iniziative contro i cambiamenti climatici; un 4,3% di giardini scolastici, spazi che ci sono in tutti i Comuni ma che solo in rari casi sono particolarmente estesi; uno 0,3% di orti botanici, tipologia che incide sempre con basse percentuali, tranne che nel caso di Belluno (17%); uno 0,6% di orti urbani, spazi verdi in crescita ma non ancora sufficienti neppure a soddisfare le tante richieste che arrivano dai cittadinui; un buon 6,6% di aree sportive all’aperto, e questo è un buon dato se si considera che solo in pochi casi queste sono la tipologia più diffusa grazie alla presenza di parchi sportivi; un 13,1%, infine, di verde incolto, che non ha per forza un valore negativo dato che sono spazi importanti per il mantenimento della biodiversità (specie fioristiche spontanee, fauna locale).

Senza riserve Mancano del tutto, invece, in città, le aree naturali protette, ossia parchi naturali, oasi e riserve, zone umide, siti natura 2000, parchi agricoli, ossia quegli scenari di rara naturalità che hanno un particolare valore ambientale. Mancano perché progetti come il parco agricolo sono ancora lontani dal traguardo e perché la città è in ritardo su questo fronte. Così mette insieme appena lo 0,1% di aree protette (grazie a 4 habitat di “foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior), laddove in 90 dei 119 Comuni sottoposti all’indagine dell’Ispra è presente almeno un sito della rete Natura 2000, per un totale di 303 siti (207 Siti di interesse comunitario, 45 zone a protezione speciale e 51 Sic/Zps).

Gli strumenti del verde Ma è a monte che il Comune dovrà lavorare per rimettersi sulla strada giusta. La città risulta priva, per esempio, di un Piano del verde, peraltro come quasi tutti i Comuni capoluogo considerati. C’è invece un censimento del verde e risale al 2014. E - caso raro, se si guarda in giro tra i capoluoghi - c’è un regolamento del verde, che riguarda sia il pubblico che il privato. Ma risale al 2006 e richiederà un aggiornamento, perché nel frattempo tutto è cambiato e ancora cambia. Bisognerà ripartire quasi da zero.

c.cadoni@mattinopadova.it

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