Cicloamatori pompati con ormoni anti-nanismo

VILLAFRANCA PADOVANA. S’allarga l’inchiesta che ha per protagonista il ciclista amatoriale Massimo Tolosi, 42 anni, residente in via Balla a Villafranca Padovana, già maglia della Raschiani Valnure, tesserato Acsi e sospeso in forma preventiva dopo aver corso lo scorso 28 settembre a Brugine il Trofeo ciclistico Piovese. Inchiesta coordinata dal pubblico ministero Benedetto Roberti, nella quale risulta indagato per essersi procurato e poi iniettato sostanze dopanti con l’obiettivo di migliorare le proprie prestazioni agonistiche. I carabinieri del Nas avevano controllato il singolare andirivieni nella pizzeria d’asporto di cui il cicloamatore era titolare. Un viavai di tanti colleghi, tra questi una vecchia conoscenza degli investigatori che contrastano l’uso di sostanze dopanti, Alberto Trolese, 47enne residente a Carmignano di Brenta in via Martiri della Liberazione. Dopo averlo notato in più occasioni, è scattata la decisione di perquisire la sua abitazione.
È il 10 giugno scorso e non mancano le sorprese. Vengono sequestrati una confezione di somatropina di provenienza estera (un ormone della crescita contro il nanismo che serve a poco a Trolese, alto quasi un metro e 90); una scatola vuota dello stesso principio attivo; un blister con 10 compresse di Moduretic e altre scatole di medicinali oltre a 15 ricette rosse del Servizio sanitario nazionale non compilate, risultate rubate dall’auto di un medico che era in sosta; un timbro con la dicitura “dottor Ugo Agugiaro medico veterinario, via San Pio X Padova”; una ricetta bianca manoscritta con il timbro del veterinario contenente la prescrizione di alcuni farmaci.
La perquisizione è stata estesa anche a Francesco Savogin, 29enne di Vescovana, al quale è stata sequestrata una siringa monodose di Narditropin-Nordilet contenente somatropina, sempre la stessa sostanza dopante. Quest’ultimo ha raccontato di aver incontrato Trolese un mese e mezzo prima durante una gara nel Piovese. Sapeva che era un fornitore di sostanze dopanti e così aveva chiesto se poteva vendergli qualche prodotto per dimagrire, benché non potesse più gareggiare dopo essere finito nei guai per doping. Trolese lo aveva invitato a raggiungerlo nella sua casa di Carmignano e durante l’appuntamento aveva consegnato la fiala pagata 350 euro in contanti.
Dal 2003 Trolese era stato tra i protagonisti di un’altra clamorosa inchiesta per doping, partita con un blitz nella videoteca del fratello, sempre nell’Alta Padovana. Decine e decine le perquisizioni che provocarono il sequestro di un ingente quantitativo di farmaci proibiti, comprese alcune specialità di esclusivo utilizzo ospedaliero. In quell’occasione Trolese chiuse il conto con la giustizia patteggiando un anno e 4 mesi con la sospensione della pena. Ma ora a distanza di poco più di 10 anni, il suo nome torna in campo.
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