Cinghiali devastano i vigneti dei Colli Euganei, uve pregiate a rischio: partono le ronde notturne

Allarme nei Colli Euganei: i cinghiali stanno distruggendo i vigneti di uve pregiate a poche settimane dalla vendemmia. I viticoltori denunciano danni ingenti e chiedono interventi urgenti: «Basta con la sottovalutazione»

Gianni Biasetto, Federico Franchin
Allarme cinghiali nei Colli Euganei
Allarme cinghiali nei Colli Euganei

 

È allerta massima nei vigneti di uve pregiate, ormai prossime alla maturazione degli Euganei, da alcuni giorni sotto scacco dei cinghiali che vanno a dissetarsi con gli acini dolci distruggendo interi grappoli e creando danni alla pianta. I viticoltori stanno cercando di difendere in tutte le maniere gli impianti, con rete elettrosaldata alta un metro e con recinti elettrificati, ma non basta.

Qualche produttore pur di salvare il raccolto esce di notte e gira per i filari con il trattore per spaventare gli ungulati. «Quest’anno ce ne sono troppi, non sappiamo come difenderci, in una notte arrivano a mangiare più di un quintale d’uva, andando avanti di questo passo riusciremo a malapena a portare in cantina il 50% del raccolto», afferma un viticoltore di Castelnuovo di Teolo. Dalla prossima settimana, dopo otto mesi di fermo per motivi burocratici, entreranno finalmente in azione i selecontrollori del Parco Colli. Ufficialmente il blocco dell’attività è dovuto alla necessità di effettuare delle perizie balistiche sulle postazioni di sparo. «Le poste fisse (non solo altane) su tutto il territorio dei Colli Euganei sono circa 300 di cui validate con la perizia balistica solo 85», spiega il presidente dell’Ente Parco, Mauro Delluniversità.

«Quella di riattivare i selecontrollori è una delle prime decisioni prese dalla nuova Governance. Con l’aiuto della squadra faunistica del Parco, che ha fatto un ottimo lavoro in questi mesi senza i selecontrollori, arrivando dall’inizio dell’anno ad oggi a circa 1500 capi abbattuti, dobbiamo raggiungere l’obiettivo di limitare di parecchio la presenza di questi animali sul territorio». Sono circa un centinaio, di cui una trentina di riserva, gli operatori abilitati al prelievo dei cinghiali con le carabine dalle postazioni, con i chiusini e con i moderni “pig brig”, gabbie-trappola che arrivano dagli Stati Uniti in grado di catturare diversi esemplari per volta. Molti selecontrollori hanno mal digerito un fermo di così tanti mesi e chiedono alla nuova Governance di essere tenuti più in considerazione.

Ma non basta perché a riaccendere l’attenzione sul tema c’è anche una puntura di zecca subita da una residente nella zona di Turri. L’episodio è avvenuto una ventina di giorni fa, durante un giro all’interno della propria proprietà, in un’area dove spesso vengono segnalati anche passaggi di animali selvatici. «Fortunatamente è andata bene, ma è una situazione che non va sottovalutata. Le zecche possono rappresentare un rischio sanitario e il fatto che i cinghiali frequentino sempre più spesso i nostri campi e le zone vicine alle case deve far riflettere».

Il tema, secondo i residenti, non riguarda più soltanto i danni provocati dagli ungulati all’agricoltura, ai vigneti e alle coltivazioni, né solamente i rischi legati alla viabilità. «Il problema è anche sanitario. I cinghiali possono favorire la presenza e la diffusione delle zecche e il timore è che questa situazione possa propagarsi in tutto il territorio».

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova