Claudio eleggibile, conferma in Appello

ABANO TERME. Luca Claudio era eleggibile e resta sindaco di Abano. Lo hanno ribadito ieri i giudici della Corte d’Appello di Venezia, che hanno condannato i ricorrenti a pagargli, anche questa volta, le spese di giudizio. Unico motivo di soddisfazione per i venti cittadini che hanno firmato l’atto è che il collegio giudicante ha ritenuto di modificare parzialmente la sentenza di primo grado del Tribunale di Padova, ritenendo che il Comune di Abano non avesse titolo a comparire in giudizio e quindi lo ha condannato a risarcire pro quota i ricorrenti. In pratica con una mano il denaro ora entra nelle tasche di Claudio e dall’altra l’amministrazione dovrà rimborsare parzialmente i ricorrenti. Ma su questo punto Claudio è perplesso. «Ho forti dubbi su questo aspetto del giudizio» commenta a caldo «Dopo aver letto il dispositivo finale, deciderò come sindaco se presentare ricorso in Cassazione contro questa parte della sentenza e avviare una causa contro i ricorrenti che avrebbero danneggiato il Comune, notificandogli la chiamata in giudizio e obbligandolo così a tutelare le scelte dei suoi funzionari. Come cittadino, invece, mi ritengo appagato da due vittorie» chiosa Claudio «Non mi costituirò più in giudizio. Ma come primo cittadino devo tutelare gli interessi della comunità e procederò contro quanti hanno causato un danno economico alle casse municipali». Comunque la si voglia girare, quindi, la vicenda è destinata a finire a Roma. Lo aveva già previsto il professor Mario Bertolissi, legale dei ricorrenti, ipotizzando il possibile scenario che si sarebbe aperto dopo la sentenza d’Appello con un inevitabile ricorso in Cassazione per la parte che avesse perso. «Aspetteremo la pubblicazione della sentenza prima di trarre qualsiasi conclusione» le uniche parole di commento di Bertolissi, che ha tenuto una serrata dissertazione su tutti gli aspetti dottrinali che stanno alla base del ricorso, chiarendo che «non si tratta di un’azione contro la persona del sindaco Luca Claudio, ma di una problematica legata all’impegno civile, nonchè all’aspetto normativo», sul presupposto che l’articolo 51 del Tuel «fonda le sue basi sull’obiettivo di dare due risposte ai problemi legati alla democrazia: limitare a due mandati l’incarico ai cittadini che svolgano funzioni elettive pubbliche e impedire che la politica diventi una professione, portando chi la esercita a essere legato e soggetto alle pressioni di lobby e poteri economici». Forte la replica del professor Fabio Cintioli, difensore del sindaco Claudio e dello stesso Comune di Abano che ha giudicato l’intervento della parte ricorrente come «una tesi dotta, brillante, elegantemente esposta, capace di creare suggestioni ma radicalmente infondata». Poche parole che hanno convinto i magistrati della Corte d’Appello, che hanno però recepito le obiezioni di Bertolissi sul fatto che il Comune di Abano si fosse costituito in giudizio. Il giudice Paola Di Francesco, con rito unificato, si è ritirata assieme agli altri componenti il collegio giudicante per la decisione. Una sentenza che si è fatta attendere per oltre un’ora, durante la quale tutti i presenti hanno manifestato un notevole nervosismo. In primis Claudio, sostenuto da Massimo Bordin, sindaco di Montegrotto, e da una trentina dei fan, giunti dalle due città termali, con le bandiere del movimento per “Far rinascere l’Italia” e le magliette dei “Pirati d’Italia” il gruppo giovanile di sostegno. Poi alle 14.40 è arrivata la sentenza ed è stata per tutti festa grande, prima lungo lestrade di Venezia e poi alla stazione lagunare.
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