Colpo di scena, campioni falsi «Non sono degli indagati»

Colpo di scena durante l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta per falso ideologico che coinvolge l’Istituto di Medicina legale di Padova e due professionisti che avrebbero beneficiato di test alterati per non risultare positivi alla droga. I campioni di capelli consegnati dall’Istituto alla polizia giudiziaria per verificare la correttezza degli esiti dei test che scagionavano Edoardo Urschitz, di Selvazzano, e Rocco Sbirzola sono dei falsi. Non appartengono ai due automobilisti.
il giallo
Ieri si è tenuto l’incidente probatorio davanti al gip Elena Lazzarin, ma quello che doveva essere un passaggio chiarificatore, rischia ora di portare nuove ombre sull’intera vicenda. Oggetto dell’incidente probatorio erano i capelli di Urschitz e Sbirzola che avrebbero beneficiato di analisi modificate per poter così riottenere la patente che gli era stata ritirata perché positivi al test antidroga. Il colonnello dei carabinieri Giampietro Lago, genetista a capo del laboratorio di Genetica forense del Ris di Parma - incaricato dal gip di analizzare i campioni insieme al tossicologo Alberto Salomone - ha riferito che le due provette trovate a Medicina legale in occasione della perquisizione del 21 giugno 2018, non contenevano in realtà i capelli dei due indagati. Non c’era corrispondenza genetica. Corrispondenza che, invece, è stata trovata con altre provette trovate in un armadio di Medicina legale.
le indagini
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Silvia Golin, è scattata a seguito di un esposto partito dallo stesso Istituto di Medicina legale. Gli indagati sono sei: oltre ai due automobilisti, ci sono il direttore dell’Istituto di Medicina legale Massimo Montisci, il chimico Alessandro Nalesso, la specializzanda Arianna Giorgetti e il medico legale Fabio Fenato. Le indagini avrebbero ricostruito i fatti: nel maggio 2018 i due a cui era stata ritirata la patente per droga sarebbero andati a Medicina legale per fare le analisi di nascosto, analisi che risultano positive. Per non far comparire l’esito nel sistema informatico, i due vengono catalogati fra i deceduti. E in seguito i risultati, prima di arrivare alla commissione che decide sulla restituzione delle patenti, sarebbero stati alterati.
Quando arriva l’esposto in Procura, scattano subito i sequestri a Medicina legale ma le provette con i nomi dei due automobilisti non ci sono. Ma è lo stesso Istituto, il 21 giugno, a chiamare la Procura per dire che le provette sono state trovate. Dall’incidente probatorio (si torna in aula il 13 maggio per le conclusioni), si sa ora che quei capelli non appartengono però ai due indagati. Rimane da capire chi e perché abbia alterato le prove. —
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