Condannati gli amici del camorrista Imbriani

PIOVE DI SACCO. È scattata la condanna per i suoi “protettori”. Ma l’inchiesta va avanti, almeno per individuare possibili fiancheggiatori o eventuali soci in affari. Affari “sporchi” quelli di Nicola Imbriani, 57 anni originario di Quarto Flegreo in provincia di Napoli, latitante dal 3 maggio del 2011 ed esponente di spicco del clan camorristico dei Polverino, arrestato il 14 gennaio scorso a Brugine. E nel Piovese aveva cercato (e trovato) rifugio da tempo. Oltre a lui, quattro mesi fa finirono in manette il suo guardaspalle-autista e l’uomo che gli garantiva la copertura in quest’angolo di provincia padovana. Processati per favoreggiamento, i due sono stati condannati dal giudice monocratico di Padova, Maria Carla Majolino, che ha inflitto un anno e quattro mesi a Giorgio Cecere, 36 anni di Pozzuoli, il bodyguard, e un anno e otto mesi a Salvatore Sciccone, 51 anni, originario di Mugnano (Napoli) e da 10 anni residente a Brugine in via Verdi 17. C’è ben altro: l’indagine è tutt’altro che conclusa. Nel mirino degli investigatori ci sono imprenditori della zona, in particolare nell’ambito delle costruzioni edili di Piove, Brugine e Arzergrande. Il sospetto è che Imbriani si fosse nascosto nel Piovese e continuasse a fare affari per conto dell’organizzazione criminale camorristica all’interno della quale era un “colletto bianco”, specializzato in amministrazione di capitali, procacciamento d’affari, gestione delle imprese edili impiegate anche per il riciclaggio di danaro. Soprannominato ”la volpe” o “il barbiere” per via del suo passato lavorativo prima di far carriera, a Piove si era stabilito in un appartamento nel residence Family Point in via Puniga 27/a grazie a una falsa la carta d’identità intestata a Mosè Di Meo: prima dell’emissione del mandato di cattura nei suoi confronti dichiarava al Fisco un modestissimo reddito in qualità di dipendente di qualche impresa edile. Nell’abitazione di Sciccone, Imbriani-Di Meo si presentava una volta al mese per ricevere le telefonate di affiliati del clan Polverino che, da una pizzeria di Frosinone o di Latina per evitare di essere intercettati, contattavano il latitante su un’utenza ritenuta “sicura”. Cecere era arrivato a Piove soltanto da una quarantina di giorni. Sciccone, invece, viveva a Brugine ormai da una decina d’anni e aveva trovato lavoro al macello di Agna.
Una presenza inquietante quella di Imbriani, considerato il braccio-destro del boss Giuseppe Polverino clan che gestisce un volume d’affari di miliardi di euro in Italia e in Spagna.
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