Conflitto d’interessi, sindaco indagato

OSPEDALETTO EUGANEO. Infedeltà patrimoniale per aver cagionato alla Banca di credito cooperativo Euganea un danno stimabile in 2 milioni e 250.000 euro. È l’accusa che il pubblico ministero Maria D’Arpa muove ad Antonio Battistella, 64 anni, componente del consiglio di amministrazione della banca e anche sindaco di Ospedaletto (all’epoca dei fatti e attuale, in quota Pd) e a Francesco Veronese, 70 anni, ex presidente della stessa Bcc. Le medesime accuse, seppur solo per aver dato parere positivo al finanziamento, vengono formulate per Vittorio Borin, 66 anni, ex direttore generale dell’istituto di credito e per la sua vice all’epoca dei fatti, Maria Rosa Gastaldo, 55 anni (attuale direttore generale). Il pm ha chiuso in questi giorni le indagini preliminari, l’atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio: tutti e quattro rischiano quindi il processo.
Il finanziamento e le delibere. Secondo la Procura Veronese e Battistella, in qualità di presidente e amministratore della banca, avrebbero deliberato in favore della Corte Vigato srl, della quali erano soci tramite intestazioni fiduciarie e dunque in palese conflitto d’interessi, diversi finanziamenti per un’operazione immobiliare: con delibera del 19 dicembre 2006, 3 milioni 800.000 euro, con una successiva del 6 luglio 2007, 75.000 euro, con un’altra del 16 dicembre 2008, 2 milioni e 100.000 euro e il 23 giugno 2009 un’ultima delibera per 1 milione e 670.000 euro. Parte delle somme erogate sarebbero state percepite dagli stessi amministratori (Veronese 80.000 euro e Battistella 140.000) e altre destinate a scopi diversi da quelli dichiarati. Il totale dei finanziamenti è di 7 milioni 645.000 euro, ma il danno per la banca è stato stimato dalla pubblica accusa in 2 milioni 250.000 euro. Tanti sono infatti i soldi che la Bcc Euganea non ha potuto recuperare perché l’operazione immobiliare cui erano destinati gli affidamenti è andata male, e a causa dei prelevamenti eseguiti dai due per scopi personali. I fatti su cui è stata compiuta l’indagine sono avvenuti fra il dicembre 2006 e il maggio 2010.
Le responsabilità della dirigenza. A Borin e Gastaldo (direttore generale e vice dell’epoca) il pm contesta l’infedeltà patrimoniale per il danno di 2 milioni 250.000 euro patito dalla banca, per aver formulato parere favorevole all’erogazione dei finanziamento in base a istruttorie frettolose e carenti, anche in presenza di alto rischio per la Bcc. Successivamente all’erogazione del credito le operazioni non sarebbero state opportunamente seguite.
La vendita di Sipade. Solo ai due amministratori (Veronese e Battistella) il pm D’Arpa contesta anche la truffa per dei fatti accaduti tra Padova, Vicenza e Ospedaletto Euganeo dal 2005 al 2008. I due avrebbero stipulato il 20 dicembre 2005 un atto di cessione delle quote della società Sipade srl, (poi diventata Ospedaletto srl), società di proprietà della banca al 25 per cento, per 2.000 euro, versati dall’acquirente Bruno Rizzi. Il giorni successivo però Rizzi si impegnava, tramite una scrittura privata fatta con Battistella, a versare altri 800.000 euro, in parte sborsati dall’altro socio cedente di Sipade (Lino Gaiofatto), soldi versati agli stessi Battistella e Veronese. Così facendo i due, secondo l’accusa, traevano in inganno la Bcc che dalla cessione delle quote ricavava un importo modesto a fonte del cospicuo ingiusto profitto ottenuto da loro. La Sipade doveva realizzare un piano di lottizzazione nell’area Ex Armo con un ampio supermercato e un piccolo centro commerciale. Tutti gli indagati risultano difesi d’ufficio dall’avvocato Cesarina Ravarotto, ma è probabile nomineranno dei difensori di fiducia.
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