Un convegno sul genocidio al museo ebraico di Padova: «Facciamo chiarezza»

L’evento mercoledì 21 gennaio. La presidente della Fondazione per il museo della Padova ebraica, Gina Cavalieri: «Ci sarà un’analisi scientifica degli esperti»

Marta Randon
Gina Cavalieri, presidente della Fondazione per il Museo ebraico di Padova
Gina Cavalieri, presidente della Fondazione per il Museo ebraico di Padova

Un convegno di studi sul “genocidio” «per fare chiarezza su una parola spesso usata impropriamente, analizzandola dal punto di vista scientifico. È il nostro contributo per la giornata della Memoria» spiega Gina Cavalieri, presidente della Fondazione per il museo ebraico di Padova.

L’incontro “Genocidio: storia e definizioni” si terrà mercoledì  21 febbraio alle 15 nel museo della Padova Ebraica, in via delle Piazze 26. Interverranno docenti ed esperti da Milano, Siena, Padova e Trento: una riflessione a più voci su genesi, prospettiva storica, snodi critici di uno dei termini del lessico giuridico-politico contemporaneo più noti e controversi.

L’evento è organizzato dal museo con il dipartimento di Scienze Politiche Giuridiche dell’Università di Padova, dal Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dal Centro culturale Martin Buber; ha il patrocinio dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Presidente Cavalieri, quello che sta accadendo in Palestina è genocidio?

«Se per genocidio intendiamo “la distruzione fisica e culturale di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso” (definizione delle Nazioni Unite con la famosa risoluzione 260 del 9 dicembre 1948) no, non si tratta di genocidio. Si può parlare di ingiustizie, di errori tremendi sui civili, ma non di genocidio. Non c’è la volontà da parte degli israeliani di distruggere i palestinesi. Non dimentichiamoci di Hamas.Israele è l’unico Paese al mondo in cui le critiche al governo si allargano automaticamente allo Stato, a tutta la popolazione e a tutti gli ebrei nel mondo. La mattinata di studio vuole dare elementi oggettivi perché c’è molta confusione; le persone usano la parola genocidio senza conoscerne il reale significato. Fare chiarezza è il nostro modo per difenderci dall’antisemitismo dilagante».

Perché dagli Usa all’Europa il vento antisemita è sempre più forte?

«L’antisemitismo è qualcosa di radicato nella nostra cultura occidentale dall’antigiudaismo cattolico in avanti; un fondo sotterraneo c’è sempre stato, culminato con il razzismo e il fascismo. Dopo la Shoah è come se in Italia ci fosse stata una vaccinazione. Dopo il 7 ottobre 2023 questa vaccinazione è scaduta. Non le dico quanti insulti tremendi leggo sotto i nostri post sui social. Se poi l’amministrazione ci mette del suo...».

Si riferisce alla mozione in consiglio comunale per conferire il sigillo della città alla relatrice dell’Onu Francesca Albanese?

«È legittimo, però è un messaggio molto chiaro. Non voglio dire che ci siano consiglieri comunali antisemiti, ma di fatto questa mozione sdogana i veri antisemiti».

Tanti giovani proPal in città hanno manifestato urlando al genocidio, che cosa ne pensa?

«Ce ne sono altrettanti che visitano il nostro museo e non hanno mai detto una parola negativa o cattiva, hanno solo fatto tante domande. Bisogna trovare un modo di parlare e confrontarsi. Molto è frutto dell’ignoranza. Negli ultimi due anni abbiamo lavorato con gli studenti di Scienze politiche e dei licei: non sapevano niente, sono stata molto colpita. Gli ebrei sono un popolo antico, poi le vittime dell’Olocausto E in mezzo? Spero partecipino tanti insegnanti».

Gli israeliani non vogliono distruggere i Gazawi. E Netanyahu?

«No, neanche lui. Avrebbe agito in maniera diversa». —

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