Coronavirus, a Padova otto morti ma gli infettati rallentano: 40 positivi all'Ira

Continua la “strage” nei centri per anziani, due vittime erano ospiti a Merlara uno a Monselice. Sono in calo i ricoveri
LIVIERI - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - ISTITUTO IRA DI VIA BEATO PELLEGRINO
LIVIERI - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - ISTITUTO IRA DI VIA BEATO PELLEGRINO

PADOVA. La nostra provincia piange altri otto morti, ogni giorno è la stessa triste storia, cambia solo il valore. Ci si abitua a tante cose ma non alla perdita di persone care, soprattutto di anziani, che stavano vivendo la loro vecchiaia chi con qualche acciacco più dell’altro, ma comunque in modo sereno.

Perdiamo di colpo il loro affetto e la loro memoria storica. Rallentano i contagi dal bollettino quotidiano, si fermano gli isolamenti domiciliari ed emerge la drammaticità all’Ira, il pensionato della città con 40 infetti tra ospiti e sanitari. Un’altra giornata di passione per il Padovano che sta pagando un tributo molto alto per il famigerato coronavirus.

le vittime di ieri

Ieri 4 persone sono morte in azienda ospedaliera e altre 4 a Schiavonia. In quest’ultima struttura continua la strage silenziosa degli ospiti delle case di riposo. Enrico Sbicego, 85 anni di Noventa Vicentina era ospite del pensionato di Merlara, come pure Pierina Albertin, 92 anni di Megliadino San Vitale, mentre Francesco Gallo, 87 anni era ospite della casa di riposo di Monselice. Morto a Schiavonia pure Bruno Coletto, 75 anni, panettiere di Massanzago. Morto a Padova, Claudio Michelotto, per 40 anni panettiere in città.

Altre tre persone sono morte in azienda ospedaliera. Per tutti è stato inutile ogni aiuto meccanico alla respirazione.

Rallentano i contagi

Ieri i contagi tra Padova e provincia sono stati di poco superiori al 6 per cento: da 1726 siamo arrivati a 1835, senza contare gli 84 di Vo’. L’isolamento domiciliare è fermo a 3270 persone. In calo i ricoverati, in azienda ospedaliera i degenti in area non critica sono ora 110, erano 115.

A Schiavonia erano 123 e sono ora 121. Sostanzialmente stabili quelli in terapia intensiva, 31 a Padova e 23 a Monselice. A Schiavonia gli infermieri lamentano che le dotazioni di sicurezza sono contate: calzari, cuffie e mascherine devono essere utilizzati per l’intero turno, impossibile cambiarli, di guanti invece ce ne sono in abbondanza. Per loro, come pure per i medici, un momento professionale estremamente delicato. Molti arrivano a casa molto provati alla fine del turno. Sia per lo stress fisico che psicologico.

contagi all’ira

Quindici anziani e 25 operatori, tra infermieri, oss e un medico positivi al corona virus all’Alta Vita Ira di via Beato Pellegrino. È l’ennesimo campanello di allarme in una casa di riposo: il virus entra e minaccia di mietere vittime. La conta dei positivi, infatti, qui come nelle altre case di riposo, non può che essere all’inizio. Sono attesi già nelle prossime ore gli esiti di molti altri tamponi già prelevati sia tra gli ospiti - 350 in tutto - che tra il personale. La struttura ha deciso di dedicare un’intera ala all’emergenza, trasformandola in reparto Covid.

«Il nucleo Mimosa viene ridotto da 31 a 24 posti letto e sarà interamente dedicato ai pazienti positivi al Covid» conferma Stefano Bellon, consulente sanitario della residenza per anziani, «il piano per allestire il reparto è stato condiviso con la Direzione sanitaria dell’Usl 6 Euganea. Sarà ovviamente un reparto isolato con uno spazio dedicato anche per la vestizione e svestizione del personale.

Ci sarà una quota di personale dedicato in esclusiva a quest’ala, per evitare promiscuità con gli altri colleghi e gli stessi ospiti». Il Covid 19 si conferma estremamente virulento: «Qui come in altre strutture le misure di prevenzione sono altissime» sottolinea Bellon, «anche se si fatica a reperire alcuni dispositivi, le protezioni non mancano.

Dobbiamo ringraziare anche il Comune e il gabinetto del sindaco che ci hanno supportato nel reperimento di mascherine. La situazione è complessa sotto vari punti di vista: c’è l’emorragia di personale, ospiti che si ammalano e che vanno quindi seguiti in maniera diversa, la solitudine che vivono da quando sono interrotte le visite.

Si cerca di sopperire con le telefonate e le videochiamate ma è chiaro che per l’anziano non è la stessa cosa, tanto più in un clima di generale tensione come quello che tutti stiamo vivendo. Per ora» conclude il medico, «le condizioni degli ospiti infetti, tutti con pluripatologie, sono stazionarie e non destano particolare preoccupazione, ma siamo pienamente consapevoli della loro fragilità». 

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