«Così batto lo stress»: le scuse più incredibili dei clienti delle lucciole

TREVISO. “Toglietemi tutto, ma non il Terraglio”: i clienti delle lucciole protestano in Comune a Mogliano contro la tolleranza zero. Fioccano le multe anti-prostituzione ma sono anche molti quelli che, nero su bianco, rivendicano il diritto a concedersi almeno una “visita” ogni due settimane, come fosse un toccasana. Il giro di vite, messo in campo nelle ultime settimane dalle forze dell'ordine contro il fenomeno della prostituzione, fa discutere. Chi viene colto in flagranza, per effetto del regolamento approvato a giugno di quest'anno, si becca una multa da 500 euro. I tentativi di sfuggire al salasso sono in aumento. In molti hanno deciso di avanzare le proprie rimostranze direttamente al sindaco Giovanni Azzolini. E saltano fuori scuse di ogni tipo: c'è chi afferma di non dover pagare perché in realtà si era soltanto fermato per chiedere un'indicazione, ed è un classico. E c’è chi azzarda: «Mi sono fermato solo per fare pipì a bordo strada», oppure «avevo solo intenti umanitari».
Ecco l'incipit della lettera al sindaco inviata da un cliente multato (leggi più sotto la lettera integrale)

«Stavo andando molto lontano, mi ero perso, e cercavo solo un posto dove bere un caffè. Era tutto chiuso» si è giustificato per iscritto nei giorni scorsi un altro cliente beccato sul fatto. Il campionario di giustificazioni presente nei ricorsi giunti sul tavolo del primo cittadino moglianese sembra mutuato dai tipici episodi della commedia all'italiana. C'è anche il caso del falso invalido, per il quale una serata lungo la Statale rappresentava l'unica speranza di potersi concedere alle gioie del sesso: «Mi arrivò la lettera in cui un cittadino del veneziano lamentava di essere stato multato benché invalido» spiega il sindaco Azzolini «andammo a controllare e risultò che non aveva il minimo indice di disabilità».

In altri casi c'è chi si è lamentato direttamente con i carabinieri: «Mia moglie è incinta, dove vado?» si è sfogato un altro cliente, mentre gli agenti staccavano inflessibili il verbale.
Tra i tanti ricorsi indirizzati al sindaco di Mogliano siamo venuti in possesso della lettera di un anziano signore che quella pesante sanzione vorrebbe davvero fare a meno di pagarla. Ammettiamolo: chi non ha mai cercato un po' di indulgenza da parte delle forze dell'ordine sperando di scongiurare un divieto di sosta, oppure un lieve superamento dei limiti di velocità? L'italica usanza ora si aggiorna. E l'uomo in questione, ai tempi della tolleranza zero contro la red line napoleonica, reclama il diritto a concedersi un po' di relax, se così vogliamo chiamarlo, in quello che battezza come l'arem dei poveri.
La lettera che ha indirizzato al sindaco Azzolini sperando in un po' di clemenza, scritta in bella grafia sulle quattro pagine di un foglio a protocollo, offre un sguardo diverso al fenomeno. Non quello del femminismo che condanna alacremente tali pratiche e nemmeno quello burocratico delle leggi: la parola, per una volta, la lasciamo davvero a chi spesso, pur interpretando un pensiero assai diffuso, non ha voce: il cliente. Da vero nostalgico dell'epoca pre-Merlin, nella sua lettera a tratti sgrammaticata l'uomo non manca di citare alcuni episodi della sua vita: «Nel 1929 a quel tempo cerano le case aperte, le assicuro che tutti i venerdì aldifuori c'era una coda incredibile di Italiani e di altre nazionalità, il capocantiere sposato in testa, innoltre mi ricordo che un operaio di Bergamo stanco di aspettare in coda si è adirittura messo a piangere, se non lavessi visto con i miei occhi non ci avrei creduto». Altri anni, si dirà.
Nella lettera l'uomo ammette in effetti di avere ormai una certa età e non più molti risparmi. Ma afferma anche di non voler rinunciare ai piaceri del corpo: «Una cosa è chi è sposato e unnaltra chi non lo è e vive da solo» scrive in apertura «abbiamo a che fare con le necessità fisiologiche del corpo umano, tutti sappiamo che il migliore Dottore di noi siamo noi stessi, e quindi se io almeno ogni 15 giorni più o meno non mi reco presso l’arem dei poveri incomincio a sentirmi aspro, come se qualcuno mi togliesse il flebo». Di certo gli argomenti proposti nella lettera, discutibili non solo grammaticalmente, con il sindaco Azzolini sfondano una porta aperta: «Ci tocca sanzionare perché non vogliamo che la prostituzione invada il Terraglio» si giustifica il sindaco «ma se queste persone avessero un posto dove andare, simili disagi e quelle multe, evidentemente, non sarebbero necessarie». Lettere di questo genere ne arrivano parecchie, negli ultimi tempi, e forse è colpa anche della crisi. Per il sindaco è tutto grasso che cola per chiedere, ancora una volta, la riapertura delle case di tolleranza.

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








