Costruiti e invenduti, il catalogo è questo

Giovane ambientalista di Veggiano ha realizzato un dossier fotografico con molti casi clamorosi in diversi Comuni
Di Cristina Salvato

VEGGIANO. Negli ultimi quarant’anni il Veneto ha perso il 18 per cento della superficie coltivata – 1.800 chilometri quadrati – dovuta all’urbanizzazione e alla realizzazione di infrastrutture. E la provincia di Padova è tra le dieci più cementificate d'Italia, con il 23 per cento del territorio occupato da superfici edificate (contro una media italiana del 6,7%). A “dare i numeri” della cementificazione colata su un paesaggio fino a non molti anni fa agricolo, è Michele Favaron, 25 anni, gli ultimi 14 dei quali vissuti a Veggiano. Studente di Biologia con il “pallino” e l’impegno attivo nelle associazioni ambientaliste, Michele si è preso la briga di catalogare fotograficamente buona parte degli edifici costruiti e rimasti invenduti, magari a fianco di lottizzazioni pronte a partire, nel Comuni dell’area di Padova Ovest.

«In Italia, ogni secondo, 8 metri quadrati di suolo vengono cosparsi di cemento o asfalto», spiega, «l’equivalente di 36 mila campi da calcio in un anno. Un solo ettaro di suolo è capace di trattenere, a costo zero, 3,8 milioni di litri d’acqua, l’equivalente di 150 box auto pieni, ma oggi i territori massacrati dal cemento non rispondono più e per drenare artificialmente la stessa quantità d’acqua bisogna spendere 6.500 euro all’anno per ogni ettaro». E nonostante in Italia vi siano 2 milioni di case vuote e inutilizzate, si continua a costruire, poiché dal 2001 gli oneri di urbanizzazione vengono utilizzati per sostenere la spesa corrente, che mantiene uffici e servizi comunali.

«Ci sono casi clamorosi come il complesso dell’ex Astor di via Bettine a Saccolongo, dove bisogna addirittura riqualificare la riqualificazione», elenca Michele Favaron, «mentre in via Borgo Santa Maria, nel Comune di Veggiano, c’è un seminterrato abbandonato da più di dieci anni: il cantiere, deteriorato dal tempo e dagli agenti meteorici, si trova a ridosso di villa Tommasini, in stile palladiano dell’800 veneto, e dell’oratorio di Santa Eurosia, cappella gentilizia costruita nel 1822». In via San Francesco, sempre a Veggiano, altre case giacciono immobili, ma di contro nuove lottizzazioni sono previste in via Chiesa (“San Lorenzo”), lungo la SP 38 (“San Marco”) e in centro al paese (“La Rotonda”). «In piazza Mercato a Montegrotto ci sono altre palazzine ferme da anni», conclude Michele, «e in via Puccini hanno recentemente costruito altre case, mentre una nuova lottizzazione tra via Abano Terme e via Guido Fasolo ha ottenuto la concessione nel 2014. In via Terme, ad Abano, c’è un edificio vetrato mai entrato in funzione e in via Previtali il “Residence Ava” è stato interrotto e abbandonato; eppure in via Monteortone, con nuove concessioni edilizie, si costruisce a tutto spiano. Purtroppo i Comuni non pensano a riqualificare il territorio e utilizzare quanto già costruito, rendendolo più appetibile per il mercato immobiliare investendo in cultura, servizi, ambiente e trasporto pubblico».

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