Criticò blitz dell’Arma condannato sindacalista

Un mese di reclusione (pena sospesa) e 4.000 euro di risarcimento al pompiere che ha scritto «un comunicato lesivo della reputazione dei carabinieri»
Di Carlo Bellotto

Contestò il blitz dei carabinieri: un mese di reclusione, pena sospesa e pagamento delle spese processuali per diffamazione a mezzo stampa. Oltre al risarcimento di 4.300 euro per 5 carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Padova. È la pena alla quale è stato condannato ieri dalla giudice Tecla Cesaro, il sindacalista dei pompieri Antonio Jiritano, 59 anni, originario di Catanzaro (difeso dall’avvocato Leonardo Arnau). Tutto accade il 25 marzo 2013, alle 19, quando i carabinieri organizzano un blitz all’Arcella in via Cabrini che si concluderà con il sequestro di mezzo chilo di eroina e tre spacciatori in manette. Ma i carabinieri erano vestiti da pompieri, arrivati sul posto per una fuga di gas inventata. Tutto era stato concordato nei minimi dettagli tra i due corpi (almeno così si sapeva). Dei pompieri c’erano solo le divise, l’autobotte e alcuni operatori a debita distanza, mentre i carabinieri (veri ma non con la divisa dell’Arma) si sono fatti aprire l’appartamento per verificare la fuga di gas e hanno subito ammanettato i tre. Almeno così era emerso. L’indomani il sindacalista aveva criticato il coinvolgimento dei vigili del fuoco con un comunicato stampa pronto ad accendere una “crisi istituzionale” fra i corpi, con l’accusa di aver messo a repentaglio l’incolumità dei pompieri. I carabinieri intervenuti nell’occasione che hanno denunciato il sindacalista e ora si sono visti riconoscere un risarcimento: 1.500 euro al tenente Vito Franchini, comandante del Nucleo Operativo e 700 euro a testa a 4 carabinieri del reparto. Erano assistiti dal legale Carlo Bermone. Era stato il pm Francesco Tonon a chiedere il processo per Jiritano dell’Usb (Unione Sindacato di Base) per «aver emesso un comunicato stampa lesivo della reputazione non solo dei carabinieri intervenuti intitolato “carabinieri vestiti da vigili del fuoco insieme a pompieri veri costretti a partecipare a un arresto”». In particolare a Jiritano è contestato di aver dichiarato: «... all’apertura della porta è conseguito un parapiglia pericolosissimo terminato con l’arresto dei presunti spacciatori, in cui è stato coinvolto il personale dei vigili del fuoco che, nel caso in cui fosse scattato un conflitto a fuoco, sarebbe stato privo di qualunque protezione». Secondo la procura «circostanze del tutto prive di fondamento in quanto nessun componente della squadra dei vigili del fuoco intervenuta è stato utilizzato nell’irruzione all’interno dell’appartamento né nelle fasi successive dell’arresto e del sequestro della droga». Jiritano aveva anche presentato un esposto all’allora ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, ipotizzando delle irregolarità dei carabinieri che avevano operato.

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