Da baby gang a volontari all’Oic della Mandria

Considerati “ragazzacci”, ora “quelli del Borgo” aiutano gli anziani e raccontano la loro storia: non si giudica dall’apparenza
BARSOTTI - BABY GANG OIC
BARSOTTI - BABY GANG OIC

PADOVA. Li avevano accusati di ogni guaio possibile. Dal lampione divelto alle panchine scassate, dalla sporcizia al rumore. Ma loro in un soffio si sono scrollati di dosso l'etichetta di baby gang per indossare l'abito dei volontari dell'Oic della Mandria. Erano stufi di essere intrappolati nel cliché della “giovane generazione perduta”.

Non nascondono che oramai si aspettavano di essere additati come causa del buco dell'ozono e della fame nel mondo.

Sono giovani e giovanissimi, ragazzini con felpe oversize e ragazzine con le unghie laccate e troppo trucco.

Sono “quelli del Borgo”, piccolo centro commerciale nel cuore della Mandria. Dopo la scuola e i compiti si trovavano al primo piano dell'edificio, si sedevano per terra e lì bivaccavano fino a sera tra una sigaretta, due risate e un po' di musica.

La loro esuberanza, condita ad una buona dose di “allergia agli adulti”, li aveva fatti diventare bersaglio di tutti i commercianti della zona: «Ci hanno accusato di aver fatto qualunque cosa», raccontano dal primo piano del palazzo della direzione dell'Opera Immacolata Concezione di via Toblino, istituto per anziani 2.0, all'interno del quale il longevo è una risorsa e collabora fattivamente con le nuove generazioni.

«Non sapevamo più come difenderci da tutte le maldicenze messe in giro - raccontano i ragazzini - un lampione rotto? Era colpa nostra. Così come la strada, l'edificio stesso. Nessuno si è mai accorto che noi abbiamo 15 anni e quei fatti risalgono almeno a cinque anni fa?».

La loro vita sociale è cambiata in un lampo, il 6 settembre, quando un'educatrice dei Servizi sociali del Comune e collaboratrice dell'Oic, Luisa Varotto, è andata a farsi una passeggiata al Borgo insieme ai suoi due cani, Ambra e Mito.

Una scusa per accennare il primo contatto con la squadra di ragazzini e capire come poter conquistare la loro fiducia per instaurare un rapporto. «Dopo un primo momento di diffidenza», racconta l'educatrice, «con i ragazzi è nato un qualcosa di speciale. Parliamo, facciamo nascere e sviluppiamo progetti».

Hanno fatto il colpo gobbo il 21 ottobre, quando hanno indossato i panni dei volontari del servizio d'ordine in occasione della visita del ministro Corrado Passera al Civitas vitae di Angelo Ferro.

All'Oic erano volti noti, anche se il primo incontro, alcuni anni prima, non era stato dei migliori. Si piazzavano con i motorini di fronte alle finestre degli uffici e per questo erano stati più volte caldamente invitati a spostarsi.

Ora invece proprio la residenza sta facendo da sfondo ad una miriade di progetti: da attività nel “Lab” intergenerazionale al recupero di uno spazio tutto per loro.

Ora la loro storia è divenuta un logo: un libro scuro, senza alcuna parola sulla copertina, da cui però scaturiscono colori di ogni tipo.

Lo stesso logo sarà impresso sulle loro maglie quando saranno ancora “al lavoro” all'Oic: «Il nostro motto è semplice: non si può giudicare un libro solo dalla copertina».

In altre parole, non si può dare ad un ragazzino del teppista solo perché indossa jeans larghi e cappellino.

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