Da operai sono diventati imprenditori

in dodici hanno preso in mano la loro azienda, ci hanno investito i risparmi e hanno fatto rinascere in cooperativa D&C
BARSOTTI DITTA D&C VIGODARZERE
BARSOTTI DITTA D&C VIGODARZERE

VIGODARZERE. Erano operai e oggi sono imprenditori. Lavoravano per un “paron” ed oggi lavorano per loro stessi. Non guadagnano di più, anzi, i compensi sono stati ritoccati al ribasso ma possono dire, a distanza di tre anni, di aver vinto la scommessa della vita: superare la crisi, il fallimento dell’azienda e rinascere in testa all’esercito della fiducia e della speranza.

Siamo a Vigodarzere, in via Artigianato 11. A maggio del 2009 chiudeva i battenti la modelleria Quadrifoglio srl ed a giugno nasceva la cooperativa D&C Modelleria, grazie a 10 dipendenti (che oggi sono 12 soci) che hanno messo sul piatto della salvezza tutto quello che avevano: quasi 300 mila euro di Tfr, anticipi di mobilità e stipendi arretrati. Continuando a fare stampi per fonderie. Il mattino si era già occupato di questa storia nel 2010, agli albori dell’esperimento di trasformare le ceneri di una ditta fallita in una vigorosa cooperativa.

«Un’operazione rischiosa», ammette Luca Damian, nuovo dipendente e aspirante socio che ora tiene i conti dell’azienda, «avrebbero perso o guadagnato tutto. La precedente modelleria è fallita soprattutto per cattiva gestione, alla fine la proprietà era finita agli egiziani. Non era questione di mancanza di lavoro e il personale aveva già sperimentato l’autogestione». Nel 2011, grazie all’ingresso di altri finanziatori e soci (250 mila euro di Coopfond; 150 mila euro di prestito cooperazione Finanza Impresa e i contributi di altre 4 imprese cooperative industriali di Legacoop Veneto), le risorse sono lievitate e i neo-imprenditori hanno acquistato un ramo d’azienda e i macchinari e pagato i debiti al curatore fallimentare. Alcuni di loro lavorano insieme da 25 anni, come Loris Tognon che ammette: «La sfida è stata dura, ma a noi serve solo il lavoro e non c’è nulla di peggio che l’incubo di perdere quello per cui si è lavorato tanto. Nei momenti più bui ci siamo dati una mano a vicenda: facevamo qualche lavoretto e dividevamo i soldi».

Quello che più di tutto consumava mente e corpo era «l’incertezza del domani», aggiunge Gabriele Busato, altro socio. «Non vedevamo la luce alla fine del tunnel, ma dovevamo provarci per non essere annientati dall’incertezza. Abbiamo passato momenti di grande ottimismo per poi scivolare nel pessimismo più nero, molti di noi hanno cercato (e alcuni trovato) un altro lavoro ma alla fine abbiamo creduto in noi, nei compagni di lavoro». Su 16, in 12 si sono imbarcati in questa avventura, cambiando completamente prospettiva, ma senza perdere la consapevolezza delle loro capacità. E oggi, a distanza di tre anni, possono dire di avercela fatta, alla faccia della crisi: l’anno scorso la D&C ha fatturato un milione e 100 mila euro con 13 mila euro di utile. Un risultato straordinario se confrontato al migliore raggiunto (un milione e 600 mila euro) dalla Quadrifoglio. E senza dimenticare che, oltre ai 12 soci, l’azienda vanta delle figure nuove: un dipendente, un giovane ragioniere e un collaboratore esterno. Oggi dalla loro parte c’è anche Banca Etica, il cui aiuto è stato determinante.

Tuttavia gli stipendi li decide il bilancio e, al momento, quelli più alti, che ieri ammontavano a 2500 euro, sono scesi a 1500 euro e, ovviamente, il Cdq ha rinunciato al compenso di amministratore. «Prima pensavamo solo a fare bene il nostro lavoro», confidano in molti, «adesso dobbiamo guardare lontano, al futuro, al mese e all’anno successivi e tutto deve tradursi in numeri e cifre che prima nemmeno ci passavano per la testa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:crisi

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova