Al via la demolizione del villaggio Morandi, il comitato: «È un luogo di memoria, va conservato»
Il villaggio si trova a nord dell’Arcella. Huaroto, architetto e animatore del comitato “Vivere bene a San Bellino”: «La demolizione è il risultato di 16 anni di abbandono»

«È una scelta sofferta, ma purtroppo non c’erano più alternative. Ora si tratta di trovare la ditta che si accolli i lavori e nei prossimi mesi si procederà con l’abbattimento». Il vicesindaco Antonio Bressa parla dell’ultima casa del villaggio operaio Morandi, il cui destino sembra ormai segnato dopo il via libera unanime della Consulta di quartiere Nord, che copre Arcella e Pontevigodarzere).
Invaso dal fogliame e dall’edera, il rudere si trova al margine occidentale del parco Morandi, affacciato sulla stretta via del Giglio. Privato del porticato e soprattutto degli altri edifici che un tempo lo circondavano, formando un piccolo villaggio operaio, oggi l’edificio è in condizioni precarie e rappresenta, secondo l’amministrazione, un problema di sicurezza.
Il rudere della memoria
Il villaggio fu costruito nei primi anni del Novecento dai fratelli Morandi, imprenditori originari del Canton Ticino, nelle vicinanze dell’omonima fornace, oggi trasformata in sede di uffici e di una grande birreria. Le abitazioni erano destinate agli operai della fornace, che potevano così raggiungere il luogo di lavoro a piedi.
«Si tratta di un edificio pericolante e pericoloso, diventato anche ricettacolo di persone senza dimora», sottolinea il vicepresidente della Consulta, Ezio Bombonati, del Partito democratico, «Ci siamo confrontati con il vicesindaco Bressa e finalmente si arriverà a una soluzione».
Del villaggio, progressivamente eroso dall’incuria e dalle trasformazioni urbanistiche – dalla costruzione dell’autostrada A4 fino ai successivi lavori per la tangenziale Nord – resta oggi soltanto l’ultima abitazione, insieme al vecchio pozzo che si trova ancora al margine del marciapiede di via del Giglio. La fornace ha cessato l’attività nel 1981 ed è stata restaurata nel 2008, conservando la caratteristica ciminiera e diventando uno degli esempi di archeologia industriale del quartiere.
Le testimonianze
La demolizione lascia però l’amaro in bocca ad Antonio Huaroto, architetto e animatore del comitato “Vivere bene a San Bellino”, che in questi anni ha raccolto documentazione e testimonianze sul villaggio Morandi.
«Ci dispiace. La demolizione è il risultato di 16 anni di abbandono», sostiene Huaroto, «da quando il Comune ha preso possesso dell’area non è stato fatto alcun intervento di manutenzione, fino alla decisione di oggi».
Le casette del villaggio erano semplici abitazioni a schiera, costruite secondo una tipologia diffusa nell’architettura veneta dell’epoca. Al centro della vita della piccola comunità c’era anche il pozzo, rimasto come una delle poche tracce materiali di quella storia: «Il pozzo ha dissetato gli abitanti durante la guerra, quando i bombardamenti sull’Arcella avevano distrutto le tubature dell’acquedotto», racconta ancora Huaroto, «è un luogo della memoria che, se recuperato, avrebbe potuto diventare un elemento identificativo per i vecchi e i nuovi abitanti del quartiere».
Negli anni il comitato ha avanzato diverse proposte per il recupero dell’edificio e per attribuirgli nuove funzioni, tra cui quella di bike stop: «Otto anni fa abbiamo raccolto 800 firme per chiedere il recupero della casa. Una mobilitazione dal basso che testimonia l’attenzione degli abitanti per la memoria del territorio».
Lasciare un segno
Ora, però, l’abbattimento appare inevitabile. E Huaroto prova già a guardare oltre la demolizione: «È importante pensare comunque a un luogo della memoria. Si potrebbe utilizzare almeno in parte la volumetria per realizzare qualcosa di significativo, un simbolo che richiami l’archeologia industriale e il rapporto con il parco. Il Morandi non dovrebbe diventare soltanto un luogo per lo svago e l’attività motoria, ma anche uno spazio capace di raccontare la storia del quartiere».
Una proposta che il vicesindaco Bressa accoglie, almeno in parte: «Non penso a una nuova edificazione. La volumetria dell’edificio attuale confluirà nel registro dei crediti edilizi e potrà essere utilizzata altrove, nel rispetto del Piano degli interventi. Penso però che si possano realizzare degli elementi di testimonianza, per esempio dei pannelli. Studieremo una soluzione insieme al nuovo gestore del parco Morandi, la società sportiva Grego».
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