Disse che aveva messo in vendita il chiosco

Aveva solo rimosso i rottami e le macerie, poi la rinuncia anticipata alla convenzione con il Comune

RUBANO. Elena, la moglie di Filippo Peraro, ieri mattina piangeva. Così come la mattina del 28 settembre, quando con il marito guardava le macerie del chiosco in cui lavoravano insieme, saltato in aria poche ore prima. Lui invece, all’arrivo dei carabinieri, è rimasto impassibile, freddo, razionale. Così come è sempre rimasto in questi mesi, quando gli si chiedeva se avrebbe ripreso o meno la sua attività, se avrebbe rimesso in piedi il chiosco che, oltre a un punto di ristoro, era anche un punto di ritrovo per le famiglie di Sarmeola. Non lo sapeva. A metà ottobre Filippo Peraro aveva rimosso tutti i rottami, sgombrando il parco giochi di via Po: la convenzione con il Comune di Rubano, per la gestione del bar, sarebbe scaduta nel 2014, ma Peraro non aveva ancora deciso, disse, cosa fare del suo futuro, immerso nelle pratiche burocratiche. A marzo vennero arrestati i due mediatori e Peraro dichiarò che non conosceva i motivi di tale accanimento contro di lui. Anche pensare a qualcosa legato all’assicurazione pareva strano perché, rivelò, aveva messo in vendita il chiosco. Che non avesse più intenzione di riaprire è parso chiaro quando il sindaco Ottorino Gottardo annunciò che il Comune stava predisponendo un nuovo bando per assegnare in concessione l’area e il bar. Peraro, infatti, aveva scritto di voler rescindere con un anno di anticipo la concessione che lo legava all’ente.

Cristina Salvato

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