Dove sta il senso della vita

Cercare nelle foto della folla in chiesa per chiedersi: "A chi tocca fare il primo passo?"

di FERDINANDO CAMON

Grande affetto e grande turbamento ieri mattina, tra la folla che assisteva ai funerali dello studente padovano caduto da un albergo milanese, ma c’era anche dell’altro? Pentimento? Senso di colpa? Noi guardavamo ieri la folla, e guardiamo oggi le foto, esattamente come fa la polizia: cercando di leggere nei volti. Ieri correva la notizia che un po’ alla volta il fronte dell’omertà, tra i compagni di classe e di scuola e di gita di Domenico, si stesse aprendo: che fosse trapelata qualche confessione, e qualche nome. Ma aspettiamo ancora le conferme. Si alludeva a un compagno che avrebbe versato il lassativo nella birra di Domenico, innescando il dramma. Questo compagno, o gruppetto di compagni, se esiste, era ai funerali: guardiamo le foto e ci chiediamo: Chi è? Cos’ha fatto? Cosa voleva fare?

Alla domanda «Cos’ha fatto» risponde il funerale: ha causato questa tragedia, la morte di un coetaneo, di 19 anni. L’altra domanda è più delicata e complessa: cosa voleva fare. Se (ragazzo o gruppetto di ragazzi) è qui al funerale (e certamente è qui), non voleva far morire un compagno. Se sapessimo chi è e lo guardassimo in faccia, non vi leggeremmo cattiveria e ostilità, ma incredulità e costernazione. Quel che è accaduto è andato al di là delle intenzioni di chi l’ha compiuto, questo è chiaro, ma anche, lasciatemelo dire, della sua intelligenza, della sua capacità di capire. Se il gesto che ha scatenato il tutto è stato quello di mettere un potente lassativo liquido dentro un bicchiere di birra, non è un gesto scherzoso o goliardico, è un gesto idiota.

Nell’idiozia è compreso il sadismo. Il sadismo consiste nel programma di divertirsi alle spalle di un amico che corre in cerca di un bagno libero e non lo trova. Una scena che avrebbe reso indelebile, nel ricordo, quella gita.

Le scuole organizzano le gite come occasione d’istruzione, di apprendimento, d’integrazione dello studio, e questa gita all’Expo di Milano, possiamo pure dirlo, non è una cattiva idea. Nonostante le denigrazioni a cui l’han sottoposto, l’Expo resta una grande cosa. Se ne parlerà a lungo. Per i ragazzi, poter dire «io l’ho visto» è un vanto. Bene dunque, questa gita. Ma i ragazzi hanno un’altra idea delle gite, vanno in gita per divertirsi, e divertirsi vuol dire combinarne più che possono. Lo potrebbero pure fare. Qual è il limite? Non devono farsi o fare del male. Hanno superato il limite, questi ragazzi del Nievo? Purtroppo sì. Poteva anche andar bene, e non finire in tragedia, ma era comunque un gesto stupido e pesante.

Se sapessimo qual è, il ragazzo o il gruppetto di ragazzi che han versato il lassativo (sempre che questa sia l’ipotesi giusta), e lo guardassimo nelle foto del funerale, vi leggeremmo in faccia l’avvilimento: «Che stupido sono stato!». Essere stupido è una cosa, essere cattivo o violento è un’altra cosa. Questa è negativa moralmente, quella intellettualmente. Il limite intellettuale e culturale si vede anche nel comportamento successivo: ma ragazzi, un vostro compagno è morto per colpa vostra (non dico per vostra volontà), tra voi c’è, a quanto pare, chi sa com’è successo, e non fiata? Non c’è qualcuno che salti fuori a dire: «Sono stato io, volevo fargli uno scherzo, sono un perfetto idiota, chiedo scusa a lui e ai suoi genitori e a tutti»?

Siamo qui, noi tutti, a guardare le foto dei ragazzi al funerale, a decifrare il loro sgomento, e ci chiediamo: «A chi tocca fare il primo passo?». Stiamo aspettando. Se qualcuno ha fatto questa cretinata, se adesso lo dichiara la sua vita riacquista un senso. Se no, no.

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