Due anni di Bitonci tra promesse e dietrofront, resta solo il fagiolo

PADOVA. «Abbiamo mandato a casa i comunisti!». È da quell’urlo nellanotte dell’8 giugno 2014 che inizia l’avventura amministrativa di Massimo Bitonci al timone della città del Santo. Una marcia non proprio dritta. A dire il vero con numerosi tornanti. Non si contano in 24 mesi i “dietrofont”, le polemiche, le contraddizioni. Fino a vere e proprie liti. Dalla “cacciata” dell’ex assessore al sociale Alessandra Brunetti alle dimissioni di Flavio Rodeghiero, figura di alto livello culturale in giunta. Fino alla rottura politica con l’area delle civiche e dei moderati.
Ospedale itinerante. Ma è sul piano delle opere pubbliche che, rispetto agli annunci e al programma elettorale, il sindaco si è scostato di più in questi due anni. Emblematico il caso del nuovo ospedale. «Come promesso, e come sancito anche dalle inchieste giudiziarie che hanno definitivamente seppellito ogni idea di project financing, daremo via al progetto per la realizzazione del nuovo ospedale nell’attuale sede», è la dichiarazione nel primo consiglio comunale, celebrato il 23 giugno 2014 nel palasport dell’Arcella.
Il tempo ha ribaltato tutto, nonostante uno studio di fattibilità per il “nuovo su vecchio” presentato nel settembre 2014. Passano pochi giorni e il 9 ottobre il sindaco annuncia l’idea di fare un nuovo ospedale nell’area di via Corrado: «Così manteniamo vicini in centro due ospedali e lo Iov», spiega. E Zaia è entusiasta: «Accogliamo con piacere la nuova proposta del sindaco, che trovo interessante e degna di nota». Ma un mese dopo si va a San Lazzaro, area che prevede una trattativa con i privati, e per la realizzazione torna in campo il project financing.
Stadi intercambiabili. «Ci siamo confrontati a lungo e, dopo aver valutato diverse ipotesi, abbiamo trovato la soluzione ideale», scrivono nella lettera del 6 novembre 2014 il sindaco e l’assessore allo sport Rampazzo: «In caso di promozione in Lega Pro dei Biancoscudati realizzeremo una tribuna modulare, coperta, di 3.000 posti, a bordo campo, davanti all’attuale curva Sud dello stadio Euganeo». Il Padova festeggia il salto di categoria ma di tribune mobili non c’è traccia. Anzi per l’Euganeo il destino è l’abbandono. Il 15 luglio 2015 Bitonci annuncia il trasloco al Plebiscito: «provvisoriamente», per consentire al Calcio Padova di costruire un nuovo «stadio all’inglese». Altra idea che naufraga: è il 18 maggio scorso quando il sindaco dice che l’Euganeo interessa solo a Zed come arena per eventi.
Ma il Plebiscito diventerà ugualmente lo stadio del calcio: ci sono 3 milioni di euro ponti. Con quali tempi? Il 4 settembre 2015 Bitonci dichiarava: «Contiamo di appaltare i lavori a gennaio e quindi iniziarli a marzo ed essere pronti per la prossima stagione sportiva». Ad oggi ci sono ancora solo i progetti definitivi ma il parere dei Vigili del fuoco ha posto diversi ostacoli in campo.
L’auditorium non ci sarà. Il 2 luglio 2014 Bitonci conclude trionfalmente l’incontro con le categorie economiche: «Ho già fatto fare una giravolta a questa città: ieri ho incontrato gli industriali e concordano con il mio pensiero di rilancio della Fiera, facendo confluire sia il centro congressi che l’auditorium nell’odierno Palazzo delle Nazioni». Ma il progetto non può essere variato per più del 5%. L’auditorium non si farà e la città dovrà rinunciare alla sua “casa della musica”.
Tram, filobus e rondò. C’è la rotatoria “a fagiolo” della Stanga tra gli impegni rispettati. Assieme alla promessa di ulteriori rondò in arrivo. Sul trasporto pubblico però il tram è stato archiviato.
Al suo posto una nuova promessa: «Stiamo pensando a un filobus che colleghi il polo ospedaliero, Voltabarozzo, la stazione, lo stadio e, successivamente, la Fiera, San Lazzaro e la zona industriale», è l’impegno del 16 ottobre 2014. Da allora solo uno studio preliminare affidato a Aps Holding il 17 maggio scorso.
Le promesse mancate. Tra gli impegni del programma elettorale che non hanno trovato seguito ci sono anche le mille telecamere e la “cittadella della sicurezza” con nuova questura in corso Australia. E ancora: l’apertura di un centro civico (per sicurezza, sanità e centro d’ascolto) in ogni quartiere; la promessa di un centro civico all’ex Configliachi di via Reni all’Arcella. Un capitolo a parte sono i nomadi per cui non è arrivata alcuna «ruspa». E poi le aree verdi: «I parchi Iris e dei Salici non saranno intaccati da nuove lottizzazioni», era l’impegno nel primo consiglio comunale. Ma nell’aprile scorso la giunta ha dato l’ok a 25 mila metri cubi di cemento in più.
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