È morto l’Uomo Ragno: trovato esanime in cella il ladro acrobata

Padova, era detenuto: esperto nelle razzie ai piani alti del quartiere Palestro, con corde e moschettoni

PADOVA. Tuta scura, zaino in spalla, corde e moschettoni. Si vestiva come un alpinista ma le sue vette predilette erano gli appartamenti ai piani alti. «Ma voi sapete chi sono io? Io sono l’Uomo Ragno». Antonio Silvestri (in foto), 47 anni, originario di Lecce, aveva risposto così ai poliziotti della Squadra mobile dopo l’ennesimo arresto. Le sue peripezie sono terminate sabato scorso in una cella del carcere Due Palazzi, dove è stato trovato esanime.

Un agente della polizia penitenziaria durante il giro di controllo si è accorto che c’era qualcuno a terra. È entrato in cella e ha trovato Silvestri privo di sensi. L’ha soccorso, ha provato a praticargli il massaggio cardiaco, è intervenuto anche il 118 ma il detenuto non ce l’ha fatta. La salma ora è a disposizione dell’autorità giudiziaria perché la Procura vuole vederci chiaro.

Si trovava in carcere per quello che in gergo viene chiamato “un definitivo”. Quando accumuli reati su reati che poi si traducono in condanne su condanne, la giustizia a un certo punto ti viene a cercare.

Lo scorso mese di maggio il gup Mariella Fino gli aveva inflitto una pena di 3 anni e 4 mesi di carcere per una rapina commessa nel 2014. L’Uomo Ragno venne arrestato dopo essersi introdotto in un appartamento. D’improvviso il padrone di casa si era trovato davanti lo sconosciuto che, secondo il suo consueto copione, aveva sfoderato una siringa sporca come fosse un’arma. Colpo-fotocopia in via Caprera, un altro in via Col di Lana.

Sì, perché Antonio Silvestri aveva una zona prediletta, ed era quella compresa tra i quartieri Palestro e San Giuseppe. Rubava pochi spiccioli, a volte anche solo un paio di scarpe. L’album delle foto segnaletiche lo immortala negli ultimi vent’anni, dal profilo con i capelli folti fino alle prime stempiature.

A febbraio del 2013 ha rischiato pure di rimanerci durante una delle sue scorribande. È caduto da oltre quattro metri d’altezza mentre tentava di raggiungere il terrazzo di un appartamento in via Tartini. L’hanno trovato dopo qualche ora privo di sensi in giardino. Mesi e mesi di ospedale in Neurochirurgia, l’incubo della sedia a rotelle e poi la ripresa. Improvvisa, inattesa. Quando i poliziotti l’avevano ritrovato a rubare, seppur claudicante, avevano scherzato sulla sua scorza da supereroe.

Sabato, quando l’hanno saputo, quasi non ci credevano.

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