E' tornata l'influenza suina: 10 casi finora a Padova

Cinque sono ricoverati in gravi condizioni in rianimazione. Allarme dal dipartimento prevenzione: "Il virus si diffonde a macchia d'olio"
PD 28 ottobre 2004 G.M...Interviste in ospedale. ..(CARRAI) Interviste in ospedale - Carrai
PD 28 ottobre 2004 G.M...Interviste in ospedale. ..(CARRAI) Interviste in ospedale - Carrai

PADOVA. È scoppiata l’epidemia di influenza e l’Azienda Ospedaliera di Padova sta accusando il colpo. Nelle ultime tre settimane tantissimi i padovani che si sono rivolti al Pronto soccorso centrale, i più gravi sono finiti nelle Rianimazioni e nei reparti di Terapia intensiva mentre i malati non a rischio di vita si sono riversati nei reparti di Medicina.

In Clinica Medica V sono stati aggiunti 8 posti letti in più rispetto al normale e i ricoverati da 54 sono passati a 62. Non solo, l’ influenza stagionale sta causando gravi conseguenze ai pazienti più critici che hanno bisogno di essere tenuti sotto stretta osservazione. Il risultato è che a Padova, come nel resto del Veneto, i reparti di Terapia intensiva sono al completo. Una congestione ulteriore che si aggiunge al carico di lavoro che l’Azienda Ospedaliera di Padova gestisce quotidianamente in quanto centro-hub a livello regionale.

Mai come quest’anno il Pronto Soccorso è stato preso d’assalto nelle prime due settimane di gennaio. Considerando il periodo compreso tra il primo e l’11 del mese, hanno varcato le porte del reparto di prima emergenza 2.820 persone nel 2015. Il dato scende a 2.573 nel 2014 e 2.360 nel 2013.

«La pressione è altissima non solo al Pronto Soccorso, che sta facendo fronte all’emergenza in maniera eccellente, ma anche nell’area della Medicina. Per fronteggiare la situazione è stato necessario aggiungere letti bis nei reparti ma la direzione si sta già muovendo per trovare una soluzione a breve e lungo termine», spiega il direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera di Padova, Gianluigi Scannapieco.

E poi l’ influenza quest’anno è arrivata in anticipo. Rispetto alle scorse stagioni, il contagio si è diffuso prima e più bruscamente, in particolare tra l’ultima settimana del 2014 e la prima del 2015. Ma non è finita qui perché il picco più alto sarà raggiunto solo tra qualche settimana, verso la fine di gennaio.

Ad essere sotto stress sono anche le Rianimazioni e Terapie intensive di via Giustiniani. I posti letto a disposizione, esclusa l’Unità coronarica e la neonatale, sono poco più di settanta. «Qui giungono da tutto il territorio i pazienti più gravi, con politraumi e incidenti ma anche pazienti in condizioni critiche, compresi quelli colpiti da complicanze da influenza. Tutto questo si ripercuote sul post-operatorio ovvero l’attività di chirurgia di alto livello in cui siamo specializzati», aggiunge il dottor Scannapieco. Accade pertanto che i posti letto delle Rianimazioni siano occupati da questi casi improvvisi e ce ne siano meno a disposizione per i pazienti che attendono di essere sottoposti ad interventi chirurgici importanti. La conseguenza è che le liste d’attesa si allungano e i pazienti già ricoverati per un intervento chirurgico attendono nelle stanze il proprio turno, allungando così i tempi di permanenza in ospedale. «Del resto il numero di posti letto, in particolare in un reparto d’emergenza come quello della Terapia intensiva, è legato al numero di personale infermieristico in forza. Il rapporto 1 infermiere ogni 2/3 letti mai come in questo caso deve essere sempre garantito», conclude il direttore sanitario.

L’Azienda ha comunque avviato una organizzazione, anche con le strutture territoriali, per garantire la perfetta assistenza ai pazienti.

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