Elio Armano, magia d'artista a Marrakech
Sculture e installazioni in mostra: un omaggio ad Averroè

MARRAKECH. Scultura di Armano
MARRAKECH
. Sotto le stelle di Marrakech, in un Riad appositamente dipinto di bianco, dalle terrazze agli infissi ai pavimenti, e illuminato da centinaia di candele: si presenta così l'evento intitolato «Marrakech, magia dell'archetipo», che lo stilista Massimo Giacon ha pensato per presentare le sculture e le installazioni dello scultore Elio Armano. Le decine di invitati e amici arrivati dall'Italia, per niente intimiditi dall'attentato di qualche settimana fa, anzi desiderosi di dare anche in questo modo un segno di solidarietà al Marocco, venerdì sera si sono trovati davanti una serie di rivelazioni impreviste. Arrivando dai vicoli della Medina, il cuore antico della città, il Riad di Rue Dar El Pacha si presenta all'esterno del tutto anonimo; dentro, invece, con il sottofondo delle antiche musiche originate dall'Andalusia dopo la «Reconquista», le installazioni colpiscono subito con la loro forza a partire dalla stanza principale del patio porticato, riempita letteralmente di terra proveniente dall'oasi del palmeto. Quella stessa terra impastata con la paglia con cui sono fatte le sculture con gli stilemi che Armano ha prodotto sul posto. Superata la folla degli ospiti, stranieri e locali, tra le signore che si fanno decorare le mani all'henné con i motivi di Armano, si arriva ad un altro patio dove svetta un gruppo di sculture di quattro metri, che compongono un insieme di assi bucate a mo' di segni della memoria. Mentre a sinistra è collocato un enorme tappeto colorato e tessuto appositamente, su disegno di Armano, nelle lontane montagne dell'Atlante, da una cooperativa di donne berbere. Ai piani superiori, a farla invece da padrona è una grande installazione di dischi metallici che, appesi al soffitto istoriato della sala migliore, costituiscono l'omaggio di Armano al filosofo -astronomo Averroè, al quale dobbiamo la stessa conoscenza di Aristotele, morto proprio a Marrakech nel 1198. Proseguendo nel biancore si trovano stanze dedicate ai sette, come le porte, santi di Marrakech e installazioni che declinano in numerose varianti, nate dal suo incontro con il Marocco. Tra questi un grande pezzo in ferro, ottenuto salvando e assemblando i vecchi infissi del Riad, altrimenti destinati alla distruzione. E anche questo tutto rigorosamente dipinto di bianco. Altre sorprese sono le scale ripide e inutilizzate del vecchio palazzo, divenute esse stesse sculture, precipitandovi dentro le casseforme dipinte di uno strepitoso blu marocchino. Oltre alla delegazione padovana, al sindaco Flavio Zanonato e al vicesindaco Ivo Rossi e a molti cittadini locali, era presente il console generale Luca Attanasio. Ieri mattina ricevimento nei palazzi di Marrakech alla presenza del sindaco della città marocchina e del governatore della regione.
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