Il Consorzio di bonifica Brenta lancia l’allarme: «Tra cinque giorni l’acqua sarà finita»

Le condizioni critiche sono state ufficializzate dal primo luglio con l’ordinanza del presidente della Regione Alberto Stefani che ha dichiarato lo stato di emergenza idrica. La crisi era già iniziata da metà giugno e continua ad aggravarsi

Silvia Bergamin
Uno dei canali dell’irrigazione completamente a secco nell’Alta Padovana
Uno dei canali dell’irrigazione completamente a secco nell’Alta Padovana

«Fra 5 giorni potrebbe finire l’acqua delle dighe». Caldo infernale, quarta ondata di calore in due mesi ed emergenza idrica, il Consorzio di bonifica Brenta alza il livello d’allarme.

L’analisi: «Siamo in trincea da settimane che sembrano non finire mai, e abbiamo messo in campo ogni sforzo possibile, tra sospensioni a zone delle irrigazioni, utilizzo parsimonioso delle riserve, dialogo continuo con gli utenti e attività ininterrotta. Questo si traduce nel funzionamento di decine di impianti meccanizzati, manovre di migliaia di paratoie, manutenzione costante di canali e reti idrauliche, collaborazione con le altre Istituzioni e coinvolgimento di tutte le 53 amministrazioni comunali del comprensorio, oltre che delle organizzazioni agricole e ambientali del territorio».

Le condizioni critiche sono state ufficializzate dal primo luglio con l’ordinanza del presidente della Regione Alberto Stefani che ha dichiarato lo stato di emergenza idrica, ma la crisi era già iniziata da metà giugno e continua ad aggravarsi.

Le tappe dell’escalation: «Dal 23 giugno abbiamo attivato un Piano straordinario, sospendendo alcune rogge e limitando le irrigazioni di soccorso, ottenendo dalla Regione l’anticipo dell’utilizzo delle dighe del Corlo e del Senaiga. Dal 14 luglio sono stati adottati ulteriori provvedimenti straordinari per conservare più a lungo le riserve montane e minimizzare i danni all’utenza, con sospensioni proseguite a zone e gruppi di canali», spiega il Consorzio, precisando che «queste misure comportano grossi sacrifici per l’agricoltura: l’irrigazione è già turnata con cicli di 7-10 giorni, per cui saltare un turno può significare restare senza acqua per 14 o 20 giorni». Nonostante ciò, l’acqua ha continuato a raggiungere il comprensorio, mantenendo il verde e salvando i raccolti, seppure fortemente impattati.

«Rispetto ad altre zone del Veneto, il nostro territorio è stato relativamente fortunato, grazie non solo agli sforzi attuali ma anche a decenni di investimenti: le dighe degli anni Cinquanta, gli impianti pluvirrigui realizzati dal 1975, i sollevamenti freatici, la ricarica della falda attiva dal 2007, la sistemazione di canali e manufatti e l’introduzione di tecnologie digitali di controllo», ricorda il Consorzio, che aggiunge come si siano aggiunti interventi recenti finanziati con oltre 36 milioni di euro di fondi ministeriali, tra cui la sistemazione del canale Medoaco e i nuovi impianti pluvirrigui di Colceresa e Bassano.

Ma non basta: «Ci stiamo avvicinando al completamento dell’uso delle dighe del Corlo e del Senaiga: entro 5 giorni i diritti teorici sul 50% del loro volume potrebbero esaurirsi, rendendo la situazione ancora più difficile».

Ma si punta a usarle ancora «per evitare di vanificare i sacrifici fatti finora e permettere il completamento di alcuni raccolti, come il mais, in una stagione agraria partita in anticipo».

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