Energie rinnovabili, impresario truffato

Padova. Aveva investito 500 mila euro con la promessa di restituzione del capitale: i sei sotto indagine finiscono a processo
Un impianto fotovoltaico in un'immagine d'archivio. E' ancora giallo sulla presenza o meno in manovra del taglio agli incentivi per le energie rinnovabili che dovrebbe far calare le bollette. ANSA/ DARYL VISSCHER
Un impianto fotovoltaico in un'immagine d'archivio. E' ancora giallo sulla presenza o meno in manovra del taglio agli incentivi per le energie rinnovabili che dovrebbe far calare le bollette. ANSA/ DARYL VISSCHER

PADOVA. La proposta sembrava di quelle irrinunciabili: un investimento di 500 mila euro per lo sviluppo di progetti nel campo delle energie rinnovabili in grado di fruttare un profitto pari al 100% e, addirittura, la restituzione del capitale versato. Proposta per giunta offerta da una persona affidabile. Anzi più che affidabile, in quanto stretta amica di famiglia e una “carriera” nel mondo delle associazioni industriali. Era il 2010. Da allora l’imprenditore padovano che aveva messo sul piatto i soldi, non ha visto un euro. Né di capitale versato né di possibili guadagni. Il danaro sarebbe finito in una miriade di conti correnti e impiegato anche per pagare tasse, carte di credito, spese Telecom e perfino nell’acquisto (andato male) di oro in Guinea.

Così, a otto anni di distanza, in sei si ritrovano sul banco degli imputati, accusati di truffa continuata e aggravata. Davanti al giudice Valentina Verduci il prossimo 19 febbraio inizia il processo per Cristina Bonetti, 52 anni di Padova, nome noto nel mondo economico in quanto arrivata alla vicepresidenza nazionale dei giovani imprenditori e candidata alla politiche nel 2007 (per un periodo ha diretto la Scuola Veneta di Politica di Padova, iniziativa culturale e formativa in ambito Pd) nonché dal 1986 socia e amministratore di Madruzza e Associati sas; Marzio Mandruzza, 64 di Padova fondatore dell’impresa di consulenza; Luciano Bisello, 64 di Cadoneghe; Maria Letizia Rigato, 44 di Cadoneghe; Luca Monguzzi, 48 di Albignasego infine Mattia Maretto, 40 di Pianiga (Venezia), tutti difesi dal penalista Ernesto De Toni. A provocare l’inchiesta, coordinata dal pm Roberto Piccione, è stato un imprenditore del Padovano titolare di una solida azienda con un centinaio di dipendenti. Azienda del cui cda (consiglio di amministrazione) aveva fatto parte Bonetti dal 2008 al 2011.

È il 2010 quando all’imprenditore si prospetta l’affare: a suggerirlo la Bonetti, che era pure madrina di uno dei suoi figli. È lei che, in quanto rappresentante del gruppo Mandruzza, presenta l’operazione (la creazione di “campi solari” destinati a produrre energia venduta tramite una serie di autorizzazioni) come un investimento sicuro e di grande redditività. Accordo concluso tramite la sottoscrizione di quattro contratti: il primo è del 21 gennaio 2011 con un versamento di 200 mila euro grazie al quale il gruppo si impegna a restituire lo stesso importo oltre a un ulteriore premio del medesimo valore; gli altri, per la somma di 100 mila euro ciascuno, sono stipulati il 15 aprile 2011, il 30 maggio e infine il 29 giugno. Da allora, solo promesse e nessun quattrino. Nel 2014, consapevole che tutto è andato in fumo, l’industriale decide di presentare una querela tutelato dall’avvocato Marco Pino e dalla collega Meri D’Aloia del foro di Milano.

L’inchiesta decolla e sembra arenarsi di fronte alla richiesta di archiviazione della procura (è ritenuta una vertenza di natura più civile che penale). Richiesta bocciata dal gip Domennica Gambardella che accoglie l’opposizione dei legali dell’imprenditore. Ed è la svolta: grazie alle verifiche della Guardia di Finanza, la scoperta che gran parte dei soldi sono finiti in conti anche dei figli di alcuni imputati e sono stati impiegati per pagare da 104 mila euro di carte di credito, a 31.600 euro di oro in Guinea, a 21 mila euro di F24, a 27 mila euro di spese Telecom. Di investimenti nelle energie rinnovabili, nessuna traccia.

Confermato dal tribunale civile pure il decreto ingiuntivo notificato agli imputati (decreto che però non ha fruttato nulla, Mandruzzato risulta nullatenente). E ha condannato i sei al pagamento delle spese e di 10 mila euro per lite temeraria.
 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova