Epatite A, è un virus che colpisce il fegato

PADOVA. L’epatite virale di tipo A è una malattia infettiva, acuta, contagiosa, di tipo alimentare, ad evoluzione generalmente benigna.
L’epatite A nei bambini causa pochi sintomi e può anche passare inosservata, mentre negli adulti è decisamente più grave. Tuttavia non cronicizza e le forme mortali (fulminanti) sono rare. L’epatite A si può prevenire con il vaccino.
La malattia. L’infezione è causata dal virus dell’epatite A (Hav) che colpisce il fegato. Si trasmette a partire da cibo o acqua contaminati con feci di soggetti infetti. I sintomi sono generalmente lievi nei bambini. Negli adulti invece la malattia si può manifestare con estremo affaticamento e spossatezza, nausea, perdita di appetito, ittero (la cute, le sclere degli occhi e altri tessuti assumono un colore giallastro, in risposta ad un innalzamento dei valori di bilirubina nel sangue). Questi sintomi possono durare da qualche settimana a pochi mesi. La guarigione avviene generalmente in modo spontaneo senza l’uso di farmaci, entro 6 mesi, senza conseguenze per il soggetto. Una volta che ci si è ammalati, non è possibile contrarre nuovamente l’infezione.
I consigli. Causa comune di infezione è il consumo di acqua o cibi crudi o non cotti a sufficienza, soprattutto molluschi, contaminati con materiale fecale contenente il virus. La trasmissione è abbastanza diffusa tramite rapporti sessuali di natura omosessuale con persone infette, nonché attraverso la condivisione di materiale usato per iniettarsi droghe. Oltre al vaccino, è consigliato rispettare la massima igiene personale per limitare il rischio del contagio. Lavarsi le mani con sapone e acqua calda dopo aver usato il bagno o dopo aver cambiato un pannolino e prima di cucinare e mangiare. I gel a base di alcol rappresentano un’alternativa se non si ha a disposizione acqua. Attenzione all’alimentazione: lavare bene frutta e verdura, separare carne e pesce dagli altri cibi, lavare coltelli, cucinare bene gli alimenti e le uova.
A rischio. La malattia è generalmente diffusa in Paesi con problemi sanitari come Africa, Asia o Sud America. Il virus è presente nelle feci a partire da 7-10 giorni prima dell’esordio dei sintomi, fino a una settimana dopo, mentre è presente nel sangue solo per alcuni giorni dopo l’infezione. Il contagio può verificarsi più facilmente nelle comunità affollate, negli asili e in tutti i luoghi dove l’igiene scarseggia. Occasionalmente si verifica in ambienti domestici e nei ristoranti.
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