«Era distrutto dal sonno ma ha voluto guidare»

Il drammatico racconto dell’amico che lo voleva accompagnare a casa e che l’ha soccorso rischiando di perdere la vita nell’esplosione della vettura
Saletto, 30.03.2013 Strada Regionale 10 a Saletto, luogo in cui la notte scorsa ha perso la vita Francesco Montesin Nella foto:un mazzo di fiori e l'albero carbonizzato nel luogo dell'incidente ph. Zangirolami
Saletto, 30.03.2013 Strada Regionale 10 a Saletto, luogo in cui la notte scorsa ha perso la vita Francesco Montesin Nella foto:un mazzo di fiori e l'albero carbonizzato nel luogo dell'incidente ph. Zangirolami

OSPEDALETTO EUGANEO. «Gli amici gliel’avevano detto di non mettersi alla guida. Ma lui si sentiva sicuro. Se li avesse ascoltati, non staremmo raccontando questa storia così crudele». Luigi Pozza è lo zio di Francesco Montesin. Raggiunto dalla notizia della morte del nipote, ha voluto sapere dagli amici del ragazzo cosa era successo poco prima della tragedia. A raccontare gli ultimi istanti ci ha pensato Michele, l’amico che ha tentato di scoraggiare il ragazzo dal salire in macchina: «I compagni avevano notato che Francesco non stava bene» racconta Pozza «Mio nipote aveva fatto il turno lavorativo della mattina, si alzava presto e arrivava distrutto a fine serata. Michele mi ha assicurato di avergli detto “Ma sei morto di sonno, ti lascio giù a casa e la macchina la vai a prendere domani”». La Punto di Montesin era infatti posteggiata in piazza a Saletto. «Andando da Monselice a Saletto i due sono passati davanti a casa e Michele ha insistito per farlo scendere lì, inutilmente». Arrivato a Saletto, il ventiseienne è salito in auto: «Si è subito appisolato. Michele è rimasto col motore acceso dietro alla Punto, aspettando che Francesco partisse. Dopo qualche minuto di attesa, è sceso per verificare che cosa fosse accaduto. Francesco era mezzo addormentato e Michele gli ha rinnovato l’invito a lasciare lì la macchina e a farsi portare a casa». Il ragazzo ha confermato che andava tutto bene e che voleva solo riposare qualche secondo ancora: «Invece si è addormentato di nuovo, chiudendo addirittura la serratura automatica dell’abitacolo. Michele ha approfittato del breve riposo di mio nipote per andare a comprare le sigarette». In quel frangente, Montesin si è però svegliato ed è partito verso casa. «Ritornando verso Saletto» dice ancora lo zio, riferendo quanto gli ha raccontato l’amico del nipote «Michele si è imbattuto nell’incidente. Pioveva a dirotto, si è però fermato e ha parlato con un testimone, che ha affermato di aver visto qualcosa attraversargli la strada e scomparire. Saliva del fumo dal fossato e Michele ha riconosciuto la Punto di Francesco». Il ragazzo si è gettato verso l’auto, chiedendo anche aiuto a un camionista di passaggio, spaccando il vetro dello sportello (la serratura era bloccata) ma non riuscendo a liberare l’amico dalla cintura: «Secondo lui Francesco era già morto. La botta in testa e i segni sul cruscotto, uniti al fatto che mio nipote era privo di sensi, facevano pensare che non c’era più nulla da fare». Poi l’ultima circostanza: «Michele è tornato sulla strada per cercare qualcosa con cui tagliare la cintura, ma pochi attimi dopo c’è stata l’esplosione del serbatoio e l’intera macchina ha preso fuoco come una torcia».

Nicola Cesaro

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