Ergastolo a Barbuta: ha ucciso Bissacco

DUE CARRARE. Dopo sei anni, infiniti colpi di scena e strascichi giudiziari, il delitto Bissacco trova finalmente un colpevole: è Ioan Gabriel Barbuta, 39enne rumeno, condannato ieri all’ergastolo dalla seconda sezione della corte di Assise di Appello di Venezia. Una sentenza che rovescia completamente sia il giudizio di primo grado, che aveva assolto il romeno a marzo del 2009, sia il successivo appello, che aveva confermato l’assoluzione nel novembre del 2011. E invece, dopo il ricorso presentato dal procuratore generale della corte d’Appello di Venezia, la corte di Cassazione aveva annullato il 24 aprile scorso l’ultima sentenza, riaprendo il caso. Barbuta, primo e unico indiziato della vicenda, è stato quindi giudicato colpevole dell’omicidio di Guerrino Bissacco, il sessantenne agricoltore il cui corpo era stato trovato semicarbonizzato nel letto della sua vecchia abitazione di campagna, in via Bassan 2, la sera del 6 giugno 2007. Un giallo che, inizialmente, aveva fatto avanzare le ipotesi di incendio accidentale o di suicidio. Ma appena due giorni dopo l’autopsia aveva sgombrato il campo da qualsiasi dubbio: Bissacco era stato ammazzato. Sul corpo dell’uomo erano state trovare alcune lesione e, la morte, era stata provocata non da fiamme e fumo ma da soffocamento. Oltre all’abitazione, l’assassino aveva dato fuoco anche a garage e automobile della vittima, e le indagini dei carabinieri si sono subito concentrate sui conoscenti di Bissacco, personaggio schivo che viveva in solitudine: frequentava poche persone e da undici anni era sperato dalla moglie. È il 29 luglio quando Ioan Gabriel Barbuta viene iscritto nel registro degli indagati. L’uomo si trovava già in carcere a Rovigo da un mese e mezzo per aver tentato di sequestrare la fidanzata che non voleva più sposarlo. È il figlio della badante della famiglia Fornasiero di Cartura, che Bissacco conosce molto bene. Secondo l’accusa il romeno stava progettando un piano per rapire la fidanzata e portarla in Romania. Da qui la necessità di rubare una targa “pulita”, come quella dell’auto di Bissacco, vettura che l’uomo usava di rado. Si sarebbe potuto accorgere del furto anche diversi giorni dopo. Ma qualcosa va storto: secondo il pm, Barbuta viene sorpreso da Bissacco mentre sta rubando la targa dell’ auto. Riconosciuto, reagisce con violenza uccidendo l’uomo e poi brucia la casa per depistare gli inquirenti.
La pubblica accusa, alla quale si era associato l’avvocato Giovanni Lamonica, il legale di parte civile (per conto dell’ex moglie della vittima), per due volte aveva chiesto l’ergastolo e per due volte si era vista respingere la richiesta. Fino a ieri. Barbuta, che adesso si trova in Romania, è stato condannato all’ergastolo, con l’isolamento diurno per sei mesi, e al risarcimento danni (oltre al pagamento delle spese processuali della parte civile) di 200mila euro nei confronti di Lea Penon, ex moglie di Bissacco.
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