Este, falsi invalidi al semaforo per cinque euro al giorno

ESTE. «Se qualcuno mi offre un lavoro, butto via la stampella». Alla faccia dello zoppicamento e di chi prova pietà per quel passo così sofferto.
Marius ha 19 anni, è rumeno e bazzica per l’Italia da almeno due anni. È l’accattone che, almeno per una settimana al mese, si vede all’incrocio dell’Extense, lungo la Padana Inferiore. Si mette tra via Pietro Tono e via dei Paleoveneti e, stampella alla mano, chiede l’elemosina ai pendolari. Da qualche settimana non è più solo: con lui ci sono Cristi e Dan, 52 e 25 anni. Quell’incrocio ormai è loro dominio.
A loro il sindaco Giancarlo Piva ha dichiarato guerra («chi lascia loro delle monete fa solo carità pelosa»), a loro poco importa se puntualmente devono far tappa in caserma per mostrare documenti e promettere di abbandonare la città per sempre. «I carabinieri o la polizia arrivano, ci portano da loro e ci chiedono i documenti. Noi allora sappiamo che dobbiamo andarcene per un po’» racconta Marius «Io mi muovo tra Legnago, Udine, Monfalcone, Modena e Ferrara. Sto due o tre settimane in un posto, poi cambio». E a Este dove dorme? «In un parchetto vicino al cimitero», risponde senza problemi, indicando molto probabilmente gli edifici abbandonati delle ex officine Negrello.
Marius parla a ruota libera, mentre Cristi e Dan fanno finta di non capire l’italiano, anche se di fronte a qualche domanda scomoda storcono il naso e guardano malamente il collega con la parlantina. Quanti soldi si raccolgono a quest’incrocio? «Pochi, ormai non ne dà più nessuno» continua il rumeno «Se mi va bene, faccio 5 euro al giorno».
Certo, quella stampella e quel passo claudicante aiutano… «Mi sono tagliato da giovane, con un vetro. Mi hanno dato un sacco di punti» spiega Marius, mostrando effettivamente una brutta cicatrice sull’avambraccio. E la gamba? «Ho dei problemi a camminare, mica mi diverto a star qui. Se trovassi un lavoro, butterei via la stampella». Beh, allora vuol dire che non ti serve veramente? «Diciamo che non sono così grave e non mi fa così male», risponde tradendo un sorriso beffardo. Cristi e Dan lasciano il luogo “dell’interrogatorio”, spazientiti: «Basta, dobbiamo lavorare, mica facciamo soldi stando qui a parlare», borbottano spazientiti, tirando per la camicia il collega che ha tempo per un’ultima battuta: «Dai, fammi una foto e domani mi porti il giornale. Io, intanto, sono sempre a questo semaforo».
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