Estorsione agli operai, titolari condannati

I 4 dipendenti se ne erano andati, trovando posto alla Velo: i 3 imprenditori li hanno obbligati a licenziarsi e a tornare da loro



Estorsione in concorso verso 4 operai marocchini. Ieri in udienza preliminare di fronte al gup Mariella Fino sono stati condannati con rito abbreviato in tre a due anni e 6 mesi ciascuno. Si tratta di Massimo Cianciano, 47 anni di Sinagra (Messina), Luigi Cianciano, 44 anni, residente a Riese Pio X (Treviso) e Francesco Astone, 32 anni, di Patti (Messina). Da quanto ricostruito dalle indagini svolte dal pubblico ministero Valeria Spinosa i tre hanno esercitato forti pressioni - da valere una pesante condanna - per far dimettere da un’azienda dei lavoratori che prima lavoravano per conto di uno dei condannati.

Blitz punitivo

Nello specifico i tre, in concorso tra loro, sono andati nella sede dell’azienda Nico Velo spa a Carmignano di Brenta e con violenza fisica e minaccia hanno costretto 4 dipendenti a dare le dimissioni all’azienda stessa che li aveva assunti da poco tempo. Si tratta di operai marocchini: un 42enne di Valdobbiadene (Tv); un 41enne di Barcon di Vedelago (Tv), un 36enne e un 38enne di Quero Vas (Bl). Tutti erano stati dipendenti della Multiservice società cooperativa di Massimo Cianciano. I tre, a vario titolo li hanno obbligati a dare le dimissioni immediate con contestuale accettazione delle stesse da parte della Nico Velo, minacciando il responsabile dello stabilimento P.L. In pratica i tre condannati non avevano accettato di buon grado che questi se ne fossero andati dall’azienda (pare per problemi relativi ai pagamenti) facendosi assumere dalla Nico Velo.

Schiaffi e pugni

Nello specifico, il 18 gennaio 2016, arrivati allo stabilimento Nico Velo, Massimo Cianciano colpiva il responsabile dello stabilimento con schiaffi e con un pugno in faccia facendolo cadere a terra e colpendolo poi successivamente con un puntello di legno alla spalla. Quindi veniva tirato su di forza da terra, spinto nel capannone con calci sul fondoschiena e Luigi Cianciano gli lanciava addosso un secchio con cemento.

«Bruciamo tutto»

Poi rivolgevano frasi minacciose del tipo: «Vi sistemiamo tutti questa faccenda non andrà a finire bene» nei confronti dei neoassunti e del personale dell’azienda, aggiungendo che avrebbero dato fuoco ai camion, avrebbero fatto chiudere l’azienda e tutti sarebbero andati a lavorare per la loro cooperativa. Il tutto mentre Luigi Cianciano e Francesco Astone brandivano degli strumenti di lavoro in ferro davanti ai lavoratori. Quindi Massimo Cianciano colpiva con un pugno il lavoratore marocchino residente a Valdobbiadene facendolo cadere a terra. Inoltre gli aggressori riferivano al responsabile dello stabilimento: «Veniamo a prenderti a casa, sappiamo dove abiti e chi sono i tuoi familiari. Erano contestate le aggravanti dei fatti commessi con armi e dal fatto di essere riuniti in più persone. Inoltre a Luigi Cianciano e Astone viene contestata la recidiva reiterata infraquinquennale. Tra le fonti di prova le indagini e gli accertamenti della Pasi, la polizia amministrativa e i verbali degli interrogatori. —

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