Festini a base di cocaina, sospeso l’avvocato Davide Bergo

PADOVA. Il consiglio dell’Ordine degli avvocati di Padova ha sospeso in via cautelare il collega Davide Bergo dall’esercizio della professione forense. La decisione è stata adottata ieri pomeriggio. Non si tratta di un provvedimento di natura disciplinare nei confronti del legale, attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di cessione di cocaina. Precisa il presidente dell’Ordine, l’avvocato Lorenzo Locatelli: «Non abbiamo applicato una sanzione disciplinare. Attualmente l’avvocato Bergo è sottoposto a una misura restrittiva della libertà personale, gli arresti domiciliari. Di conseguenza non può esercitare al meglio la sua professione. Dunque a tutela sua, visto che non può partecipare a eventuali udienze, e dei suoi assistiti, si è decisa la sospensione che durerà fintantoché sarà in vigore la misura cautelare».
Venerdì scorso Bergo, quarantacinquenne, era stato convocato davanti all’Ordine professionale: come prevedono le norme deontologiche, entro dieci giorni avrebbe dovuto depositare la sua memoria difensiva. E presentarsi di fronte all’organismo. Il professionista, d’intesa con i suoi difensori (gli avvocati Carlo Covi e Alberto Toniato), ha preferito rinunciare al termine, incassando la sospensione cautelare. Intanto sempre i difensori hanno impugnato l’ordinanza che impone gli arresti domiciliari davanti al Tribunale del Riesane di Venezia: nei prossimi giorni sarà discusso il caso.
Nell’ambito dell’indagine sono finiti in carcere due tunisini, Zouhair Mahmoudi detto Misha e il suo braccio-destro Hassene Lazar, accusati di rifornire di cocaina l’avvocato e altri consumatori abituali della Padova-bene che, in piena autonomia, acquistavano una dose per volta. Questi ultimi non sono indagati, mentre è sotto inchiesta l’attore Max Mario Parodi, per aver venduto una (modesta) quantità di cocaina al legale nel corso di un suo soggiorno a Roma. Tra i consumatori, una nota dj e un cantante lirico che vivono in città. Particolare la posizione di Bergo: secondo gli investigatori - gli uomini della Squadra Mobile diretti dal vicequestore Marco Calì - l’avvocato avrebbe procurato ad amici e conoscenti la droga, facendosi anche consegnare direttamente a casa, l’appartamento in via Euganea 23, i quantitativi di cocaina che gli servivano. Cocaina consumata in occasione di feste e dopo-cena un po’ hot. Di sicuro non di rado: le ordinazioni di stupefacente erano quasi quotidiane come confermerebbero le intercettazioni ambientali e telefoniche.
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