Fiera delle parole, la solidarietà di Al Bano

PADOVA. Anche Al Bano, nel senso di Carrisi, noto artista di irriducibile, estrema sinistra, ha ritenuto di spendersi per la Fiera delle parole. Con una telefonata di sostegno e solidarietà a Bruna Coscia, l’organizzatrice della rassegna bocciata dalla giunta leghista di Padova.
«Ho sempre agito da persona libera. Adesso mi sento molto a disagio in mezzo a questa macchina del fango, in mezzo a tutte le cattiverie che vengono lanciate. E mi hanno tanto addolorato gli attacchi (del sindaco, ndr) a Corrado Augias, che più volte è stato ospite alla Fiera delle Parole, e che né a me né al Comune è mai costato un centesimo, dico uno. Non avrei mai voluto che si arrivasse a questo punto. Io non ci sto. Ho sempre agito da persona libera e non voglio essere né attaccata ingiustamente né strumentalizzata». È Bruna Coscia a parlare, la creatrice dal nulla di una rassegna di clamoroso successo ma invisa al sindaco perché fuori dal suo controllo. Risultato, l’ha cancellata (il Comune per il 2015 ha contribuito con 100 mila euro, 40 mila dei quali arrivati dalla fondazione Carparo). E ha chiamato a Padova Vittorio Sgarbi, per salvare le care capre e mandare a mare gli indigesti cavoli: ovvero mettere in piedi uno o due festival ché non si dica che la giunta leghista non fa cultura. E far dimenticare la Fiera delle Parole cassata. Sgarbi ha annunciato una rassegna di cultura islamica, ancora senza capo né coda ma ci penserà: magari non sarà un evento di massa (70 mila persone in sei giorni come la Fiera) ma di sicuro sarà utile e interessante, per il sindaco in primis che nel 2014 cacciò da Palazzo Moroni il console del Marocco: «Io non gli stringo la mano».
Intanto si ammonticchiano le prese di posizione di scrittori, autori, organizzatori di festival, autori e via, soprattutto dopo che è stata resa pubblica la lista dei nomi sgraditi al sindaco di Padova: Augias, Lella Costa, Paolo Di Paolo, Ezio Mauro, Sergio Staino.
Anche Claudio Bisio, dal palco del teatro Verdi, si è speso in favore della rassegna. L'assessore Cavatton ha lasciato il teatro dopo le parole dell'attore.
«Sono uscite qualunquiste», commenta Michela Murgia, scrittrice, premio Campiello nel 2010 con “Accabadora”; «Il direttore artistico di una manifestazione fa delle scelte secondo una linea culturale, che certamente può escludere delle posizioni meno consone e includerne altre che invece lo sono, ma ci mancherebbe che non fosse così: quella capacità di selezione è il cuore del suo incarico. Se invece è l'amministrazione - di qualunque colore sia - a imporre a un direttore artistico la lista degli esclusi e dei desiderati, non si chiama più linea culturale: si chiama abuso di potere, intimidazione (pena il ritiro dei finanziamenti) e epurazione del dissenso per ragioni politiche, quando non beceramente personali. Se da direttrice artistica di un festival voglio invitare Marzano e non Miriano, sto facendo il mio lavoro e se non è un buon lavoro mi ritireranno l'incarico. Se il sindaco mi costringe a invitare Miriano e non Marzano sta invece facendo una prepotenza istituzionale ed evviva chi lo sputtana». Punto e chiuso.
Si aggiunge alle tante voci anche quella di Arianna Ciccone, co-fondatrice e direttrice dell’International Journalism Festival di Perugia che quest’anno festeggia la decima edizione, e fondatrice del blog collettivo Valigia Blu. «Basta con le intromissioni della politica. Basta con il vizio di considerare gli autori di destra o di sinistra. La cultura non è di destra o di sinistra. E una manifestazione, la Fiera delle Parole come qualsiasi altra, si misura dal successo che ha, se funziona o non funziona. Si misura dalla qualità e dalla partecipazione del pubblico. Una rassegna così, che funziona, porta soldi e prestigio alla città che la ospita, è un dono per la città».
Il commento di Claudio Bisio. L'attore impegnato nell'ultima replica del suo spettacolo "Father and son" al Verdi ha voluto inviare il suo messaggio in difesa della Fiera delle parole.
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