«Finanziamenti illeciti a Giustina Destro»

L’ex parlamentare Pdl è accusata dalle Fiamme gialle di aver ricevuto 450 mila euro da un imprenditore romano

PADOVA. Un finanziamento di 450 mila euro per un non meglio specificato studio di fattibilità sugli investimenti immobiliari a Nordest e sulle opportunità di business nel settore portuale: una consulenza pagata a peso d’oro che ha prodotto in totale 18 facciate riempite a suon di copia-incolla. Al centro dell’indagine c’è Giustina Mistrello Destro, 69 anni, ex sindaco di Padova dal 1999 al 2004, ora indagata per il reato di finanziamento illecito a parlamentare. Il pubblico ministero Maria D’Arpa ha chiuso le indagini sulla base degli accertamenti condotti dalla Guardi Finanza e a breve potrebbe chiedere il rinvio a giudizio dell’ex parlamentare del Pdl.

L’inchiesta è quella sul porto turistico di Imperia che l’ex ministro Claudio Scajola voleva trasformare nel più grande scalo turistico del Mediterraneo: progetto da 400 milioni di euro su cui si era buttato a capofitto l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, 73 anni, poi accusato di evasione fiscale e truffa ai danni dello Stato.

Tutto nasce dalle intercettazioni telefoniche condotte tra il 2010 e il 2011, periodo in cui la Destro sedeva in parlamento nelle fila del Pdl e ricopriva la carica di componente della Commissione anti contraffazione. Lei, così inserita nei salotti romani, è divenuta il punto di riferimento per l’imprenditore nei guai con la giustizia. Caltagirone voleva andare a cena con il capo della Polizia Antonio Manganelli. E per arrivare a lui non ha esitato a chiedere aiuto all’ex sindaco di Padova, all’epoca legata politicamente all’ex ministro Claudio Scajola. Gli accertamenti prendono corpo proprio sulla base delle telefonate intercorse tra i due. I militari della Fiamme gialle hanno sequestrato una decina di fatture per l’importo di 450 mila euro. Fatture emesse da Giustina Destro (titolare di due partite Iva) e pagate dalle società che fanno riferimento a Bellavista Caltagirone: Società dell’Acqua Pia Antica Marcia e Acqua Marcia Holding Spa. Nella causale si fa riferimento a «prestazioni professionali per studi di fattibilità e investimenti immobiliari a Nordest e opportunità di business nel settore portuale a Trieste».

L’inchiesta è passata al vaglio di tre Procure. È nata a Imperia ma appena gli investigatori si sono resi conto che tra i protagonisti c’erano un imprenditore romano e un parlamentare della Repubblica, tutto il fascicolo è stato trasferito a Roma. Lì sono emerse le transazioni di denaro, con i bonifici accreditati su conti correnti a Padova. Da qui la nascita del cosiddetto “filone” padovano, nelle mani del sostituto procuratore D’Arpa. La Guardia di finanza di Padova è scesa a Roma, ha perquisito le sedi dell’azienda del gruppo Acqua Marcia e sequestrato tutte le fatture incriminate.

Le transazioni di denaro ci sono state ma degli studi di fattibilità nessuna traccia. Gli investigatori hanno messo le mani su due relazioni, per un totale di 18 facciate (facendo due conti, 25 mila euro a facciata). Con gli opportuni accertamenti i finanzieri hanno scoperto che si trattava di testi copiati e incollati dai comunicati stampa dell’autorità portuale di Venezia e Trieste.

Il sospetto degli investigatori è che i 450 mila euro siano stati versati anche per agevolare la partecipazione ad una cena con l’allora capo della Polizia. L’obiettivo? Avere informazioni sull’andamento dell’indagine relativa al porto. Manganelli, dal canto suo, ha sempre smentito di aver avuto colloqui da solo con Bellavista Caltagirone, spiegando di averlo incontrato in un’unica occasione: una cena organizzata proprio da Giustina Destro.

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