Finta fuga di gas, blitz dei carabinieri con l'aiuto dei pompieri

PADOVA. Quartiere Arcella teatro l’altra sera di una operazione antidroga dei carabinieri di Padova. Tre le persone arrestate per spaccio di stupefacenti: in manette sono finiti un italiano, un albanese e un marocchino. I militari hanno anche sequestrato un chilo e due etti di eroina, droga che era pronta per essere venduta nella zona della stazione ferroviaria. Gli arrestati sono C. G. di 37 anni, M. D., 27, e M. A., 33 (al momento vengono fornite solo le iniziali perché l’indagine non si è ancora conclusa).
Da diverso tempo i militari tenevano d’occhio l’albanese M.D., sospettato di essere coinvolto nello spaccio di droga. Lunedì verso le 19.30 è stato notato a bordo della sua auto in via Cabrini: ha confabulato con un nordafricano con cui si è successivamente scambiato un pacco. Gli investigatori, convinti di aver assistito a uno scambio di stupefacenti, sono usciti allo scoperto, fermando i due. Ci avevano visto giusto in quanto la perquisizione dell’auto ha permesso di recuperare 700 grammi di eroina in un unico panetto.
Confermato il loro coinvolgimento nel traffico di droga, i militari hanno deciso di far visita anche a C. G., un residente dell’ Arcella che nei precedenti servizi di osservazione, era stato più volte visto insieme al marocchino arrestato. I carabinieri, con l’aiuto di una squadra dei vigili del fuoco, hanno fatto irruzione in casa sua, in via Cabrini. Si sono fatti aprire la porta simulando una fuga di gas: una volta entrati si sono qualificati a C. G., e hanno dato corso alla perquisizione dell’appartamento alla ricerca dello stupefacente. La caccia è andata a buon fine anche in questo caso. In un cassetto della scrivania, infatti, il trentasettenne aveva nascosto oltre mezzo chilo di eroina, che è andato ad ingrossare il sequestro di droga. I tre, arrestati con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, sono stati accompagnati in carcere dove rimangono a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Il sindacato dei Vigili del Fuoco: fatto grave. Uno strappo senza precedenti, con una sigla sindacale dei vigili del fuoco che critica l’operato dei carabinieri durante il blitz antidroga. Il “caso” è esploso ieri, dopo l’intervento di lunedì sera in via Cabrini e il sequestro da parte dei militari di oltre un chilo di eroina. Ed è rimbalzato fino a Roma. «L’Usb vigili del fuoco denuncia un fatto gravissimo, avvenuto a Padova, sul quale richiede l’apertura urgente di un’inchiesta da parte del ministro Cancellieri» riferisce Antonio Jiritano, responsabile nazionale dell’Usb (Unione sindacato di base). «Una squadra di vigili del fuoco è stata inviata per una fuga di gas alle 19.55 di lunedì. Una volta giunta sul posto, la squadra è stata avvicinata da due uomini in borghese che si sono qualificati come carabinieri. I due hanno chiesto al caposquadra di far indossare a due loro colleghi le divise dei vigili del fuoco, adducendo la necessità di intervenire su dei presunti spacciatori di droga. I militari si sono spogliati all’interno dell’automezzo di soccorso e hanno indossato i dispositivi di protezione individuale dei pompieri. Poi si sono uniti a loro e tutti insieme sono entrati in un appartamento privato, dove alla porta è stato chiesto di aprire l’abitazione per una verifica delle condotte del gas. All’apertura della porta è conseguito un parapiglia pericolosissimo terminato con l’arresto dei presunti spacciatori, in cui è stato coinvolto il personale dei vigili del fuoco che, nel caso in cui fosse scattato un conflitto a fuoco, sarebbe stato privo di qualunque protezione. L’Usb» continua la nota «condanna questa gravissima vicenda, che vede utilizzato impropriamente un Corpo che non deve svolgere operazioni di ordine pubblico e che, come chiarito da numerose circolari ministeriali, al massimo può svolgere funzioni di supporto ad altri enti. Oltretutto riteniamo sia stata messa in pericolo l’incolumità della squadra che suo malgrado è stata fatta partecipare a quella operazione».
I carabinieri: "Pompieri mai coinvolti nel blitz". Pronta la risposta da parte dei carabinieri del Comando provinciale di Padova: «È nell’ambito di consolidati rapporti di cooperazione fra forze istituzionali, ed in particolar modo tra il Comando provinciale dei carabinieri di Padova e quello dei vigili del fuoco, che si inquadra l’intervento di ausilio fornito dagli operatori del Corpo, ai militari della Compagnia di Padova, impegnati in una operazione di polizia giudiziaria, sviluppata sempre in una cornice di massima sicurezza tale da garantire l’incolumità dei pompieri, i quali non sono mai stati coinvolti nelle operazioni di polizia connesse all’ingresso in un appartamento. Gli operatori del Corpo» continuano i militari dell’Arma «hanno contribuito a creare uno scenario credibile relativo a un loro tipico intervento a salvaguardia della incolumità pubblica, parcheggiando il loro mezzo di soccorso vicino all’obiettivo e disponendosi nelle vicinanze, affinché dei militari, indossate le giacche delle uniformi dei vigili del fuoco, si facessero aprire la porta senza insospettire gli occupanti dell’immobile, che peraltro non hanno opposto alcuna forma di resistenza né tanto meno reagito in maniera violenta».
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