Villa Papafava riabbraccia famiglie e discendenti: «Andavamo sul lago ghiacciato con l’auto del conte»

Discendenti di contadini, fattori e nobili si sono ritrovati a Rovolon per la presentazione del libro che raccoglie ricordi, aneddoti e vite legate alla tenuta dei Papafava

Silvia Bergamin
La festa in Villa Papafava
La festa in Villa Papafava

Non una fredda celebrazione nobiliare, né un classico amarcord polveroso. Provate a immaginare 400 persone riunite nello stesso luogo per rievocare i tempi in cui si scendeva a rotta di collo lungo le gradinate di pietra usando tavole di legno cerate, o di quando si finiva nelle acque gelide del laghetto con la macchina del conte perché il ghiaccio aveva ceduto.

È la magia andata in scena domenica in località Frassanelle, a Rovolon, dove l’ottocentesca Villa Papafava dei Carraresi – adagiata sulle alture settentrionali dei Colli Euganei e immersa in un parco secolare tra boschi di pioppi, frassini e cipressi – ha riaperto le braccia al suo popolo.

Quattrocento discendenti delle famiglie che per decenni hanno lavorato, vissuto e fatto crescere questo territorio si sono ritrovati in occasione della presentazione del libro Frassanelle: un luogo, tante vite, una comunità, scritto da Loris Barbiero e curato con l’archivista Giorgetta Bonfiglio-Dosio.

L’assenza di muri

Il tratto che ha lasciato l’impronta più profonda nei racconti dei partecipanti? L’assenza di muri. In questa comunità il rango sociale non era mai stato una barriera: contadini, muratori, fattori e nobili si davano del tu, uniti da un senso di appartenenza che trasformava la tenuta in un’unica, immensa famiglia allargata.

A testimoniarlo c’erano anche i protagonisti diretti dell’epoca, compreso il conte Marsilio Papafava, che con i suoi 90 anni rappresenta la memoria storica viva della casata.

Contessine e cene a palazzo

Odorina Paccagnella ha iniziato il suo legame con la villa settant’anni fa, quando era ancora una bambina: «Ero alle elementari e in casa eravamo dodici tra fratelli e sorelle.

La festa in Villa Papafava
La festa in Villa Papafava

Essendo la prima delle femmine, il cuoco dei Papafava venne a cercarmi: sapeva che ero abituata a badare ai piccoli e la famiglia cercava una baby sitter per le tre contessine, Francesca, Maria Novella e Aurora. La mia giornata era ritmata: al mattino andavo a scuola, al pomeriggio salivo in villa e la sera facevo i compiti. Molto spesso mi fermavo a cena direttamente a palazzo. Ho ricordi bellissimi di quegli anni, che ancora oggi mi emozionano profondamente».

Sul ghiaccio in auto

Ernesto “Siro” Serra, 86 anni, porta nel cuore le avventure condivise con la nobiltà locale: «Mio padre Adolfo e mia madre Elena erano entrambi fittavoli qui; la loro storia d’amore è nata proprio tra queste terre.

Papà faceva il muratore per i conti e io ho seguito la sua strada. Ricordo ancora le marachelle sul lago di Frassanelle: con il conte Marsilio ci siamo andati sopra in auto quando era ghiacciato, ma il ghiaccio si è rotto e siamo finiti dritti in acqua. E poi le sfide sulla scalinata: ci lanciavamo a rotta di collo sopra assi larghe 30 centimetri e lunghe 4 metri. Si volava letteralmente in cinque o sei sopra la stessa tavola».

Dai buoi al Landini

Per Eugenio Dora, 84 anni, Frassanelle ha rappresentato la fatica e l’orgoglio del lavoro agricolo: «La nostra giornata iniziava alla mattina presto con il bestiame nella stalla. All’inizio si lavorava la terra esclusivamente con la forza dei buoi, poi siamo passati alle prime macchine agricole: ricordo come fosse ieri l’emozione di quando ho comprato un Landini “testa calda” per svolgere i lavori più duri. E la domenica non mancava mai la messa, celebrata proprio qui alle Frassanelle».

Il Tarzan dei Colli

Ruggero Gomiero, 72 anni, ha vissuto nella tenuta fino ai 40 anni e continua tuttora la collaborazione con la contessa Francesca: «Mio nonno Torquattro abitava qui e faceva il fattore, mentre mio padre Benvenuto si occupava della manutenzione del bosco.

Barbiero e Odorina con le Contesse
Barbiero e Odorina con le Contesse

Il 4 novembre era una data sacra: si organizzava una grande castagnata per tutti gli abitanti. Ci lanciavamo dalla scalinata con le assi cerate sotto e nel 1966 il conte Novello mi diede ben mille lire per premiare la mia bravura nella discesa. Poi si accendeva la festa: suonavano la fisarmonica e si ballava fino a notte fonda; la contessa Bianca non si tirava mai indietro e ballava con tutti. Mio padre era soprannominato il “Tarzan di Frassanelle” per il suo fisico possente: di giorno zappava i campi e la sera partiva in bicicletta verso Padova per fare pugilato e lotta greca».

La prima tv di paese

All’evento era presente anche il sindaco di Rovolon, Ermanno Magagnin, la cui storia familiare si intreccia a doppio filo con la villa: suo padre Firmino aveva un forno e riforniva di pane le famiglie del palazzo. Quando qualcuno non aveva i soldi per pagare, Firmino glielo dava lo stesso, ripetendo sempre una frase rimasta celebre: «Non sarà certo una pagnotta a rendermi povero».

E poi c’è la memoria della rivoluzione tecnologica dell’epoca: quando Novello Papafava divenne presidente della Rai, portò a Frassanelle uno dei primissimi apparecchi televisivi in circolazione, mettendolo subito a disposizione di tutte le famiglie della tenuta.

Una storia corale

Infine, la pubblicazione del libro di Loris Barbiero raccoglie e custodisce il senso profondo di questa comunità: una realtà capace di superare le barriere sociali mantenendo intatto l’impegno reciproco, la solidarietà e l’affetto attraverso le generazioni. Un patrimonio umano e culturale che la festa di Frassanelle ha dimostrato essere più vivo e partecipe che mai.

 

 

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